DI ALESSANDRO GILIOLI
Chi mette in relazione la dignità della pena con la qualità umana o le colpe del reo non condivide, semplicemente, il concetto di Stato di diritto.
Nello Stato di diritto, i diritti (appunto) del condannato non sono in relazione alla qualità umana o alle colpe dello stesso.
Se fossero in relazione, legittimeremmo anche la tortura, del resto. Con quello che ha fatto Riina, se giudicassimo la sua qualità umana e le sue colpe, non andrebbe appunto torturato?
Eppure credo che conveniamo tutti – tranne forse le bestie – che nemmeno Riina andrebbe torturato.
Perché lo Stato di diritto non è quello in cui c’è una proporzione tra la sofferenza inflitta dal reo agli altri e le sofferenze che lo Stato infligge al reo. Quello che crea queste proporzioni non è lo Stato di diritto: è quello del taglione.
Lo Stato di diritto invece è quello che concede una cella più grande di uno sgabuzzino perfino a Breivik, il massacratore di Utoya.
Perché le sue regole sono indipendenti dalla qualità umana del reo.
Riusciamo a fare questo passaggio di civiltà mentale o siamo così annebbiati dalla rabbia e dal desiderio di vendetta da non riuscirci?
Vale per Breivik, vale per Riina. Varrebbe perfino per Hitler.
Questo per ecologia della discussione.
Chi per vendetta vuole vedere Riina soffrire tra indicibili pene fino all’ultimo dei suoi giorni, semplicemente, è contrario allo Stato di diritto – e ne tragga le sue conseguenze.
È animato dal desiderio di vendetta, non dallo spirito dello Stato di diritto.
Quanto al resto – la possibilità che Riina faccia ancora danni e ancora comandi, se fuori dalla cella – è tutto un altro discorso. Tutto diverso: ed è compito dello Stato trovare un equilibrio tra lo Stato di diritto e la tutela della legge.
Ma intanto chiariamoci sulle basi, per una discussione limpida, per un’ecologia – appunto – della stessa.
Grazie.
Chi mette in relazione la dignità della pena con la qualità umana o le colpe del reo non condivide, semplicemente, il concetto di Stato di diritto.
Nello Stato di diritto, i diritti (appunto) del condannato non sono in relazione alla qualità umana o alle colpe dello stesso.
Se fossero in relazione, legittimeremmo anche la tortura, del resto. Con quello che ha fatto Riina, se giudicassimo la sua qualità umana e le sue colpe, non andrebbe appunto torturato?
Eppure credo che conveniamo tutti – tranne forse le bestie – che nemmeno Riina andrebbe torturato.
Perché lo Stato di diritto non è quello in cui c’è una proporzione tra la sofferenza inflitta dal reo agli altri e le sofferenze che lo Stato infligge al reo. Quello che crea queste proporzioni non è lo Stato di diritto: è quello del taglione.
Lo Stato di diritto invece è quello che concede una cella più grande di uno sgabuzzino perfino a Breivik, il massacratore di Utoya.
Perché le sue regole sono indipendenti dalla qualità umana del reo.
Riusciamo a fare questo passaggio di civiltà mentale o siamo così annebbiati dalla rabbia e dal desiderio di vendetta da non riuscirci?
Vale per Breivik, vale per Riina. Varrebbe perfino per Hitler.
Questo per ecologia della discussione.
Chi per vendetta vuole vedere Riina soffrire tra indicibili pene fino all’ultimo dei suoi giorni, semplicemente, è contrario allo Stato di diritto – e ne tragga le sue conseguenze.
È animato dal desiderio di vendetta, non dallo spirito dello Stato di diritto.
Quanto al resto – la possibilità che Riina faccia ancora danni e ancora comandi, se fuori dalla cella – è tutto un altro discorso. Tutto diverso: ed è compito dello Stato trovare un equilibrio tra lo Stato di diritto e la tutela della legge.
Ma intanto chiariamoci sulle basi, per una discussione limpida, per un’ecologia – appunto – della stessa.
Grazie.
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