DI ITALO CUCCI
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I gufanti che dall’altra sera impazzano liberi e felici al bar sport, in famiglia o sui social, esaltati dalla brutale sconfitta della Juve, prima o poi torneranno coi piedi per terra – sul terreno di gioco – e capiranno che il Real non ha battuto solo Madama ma tutto il calcio italiano che da sei stagioni (per non dire da un secolo) è succubo della Signora che tentò di farsi Regina e non ci riuscì. Perché? Non stupite se trarrò la risposta dal mondo dell’auto e vi dirò ” ci voleva Marchionne”. Ovvero il manager che, diventando leader della Ferrari, prima pagò l’inesperienza assicurando “quest’anno vinciamo” quando già la partecipazione sarebbe stata un successo; mentre l’anno seguente – questo, felicemente rosso – accortosi che in un GP Raikkonen aveva fatto flanella, non lo risparmiò e sarcasticamente gli chiese se per caso aveva altri impegni. Andò giù duro, s’è vista la reazione. In Casa Juve è successo quel che mai sarebbe accaduto ai tempi di Boniperti e Trapattoni, le felici stagioni in cui la Juve autarchica cominciò a vincere Coppe internazionali: è scoppiata una epidemia di ottimismo, mal calcistico trasmesso da Andrea Agnelli – eppur logico il suo incoraggiamento – e perfino da Max Allegri, talmente convinto di avere il gatto nel sacco che non ha potuto trattenere il disappunto per la sconfitta togliendosi di dosso – sgraziatamente e in mondotivù – la medaglia del secondo. Che come insegnava Enzo Ferrari è solo il primo degli ultimi. Pensate dunque cosa sono la baldanzosa Roma e il Napoli supergulp che la finale l’hanno vista solo in tivù. Temo avesse ragione Fabio Capello quando disse che il campionato italiano è poco “allenante”, e non produce sulla scena europea i successi che la Juve coglie in Italia. Conte non gradì ma i fatti continuano a dare ragione a colui che osò vincere una Liga con il Real giocando all’italiana. Ho sentito dire – e ho letto – che il Real ha dato alla Juve una grande lezione di calcio: non è vero, le ha solo ricordato che le partite si vincono a centrocampo, proteggendo la difesa e sostenendo gli attaccanti; e questa – già dalla parola “centrocampo” coniata da Brera – è arte italiana; non a caso Zidane ha studiato chez nous e sa cosa fare di un Modric e dell’ingannevole Izco. Per non dire del trascinatore Ramos e di Cristiano Ronaldo che viene sottratto a qualsivoglia disciplina, lasciando che sia il suo genio a decidere. La Juve è caduta nel tranello, si è consumata nel primo tempo con tanti “quasi gol” eppoi è scoppiata non di fatica ma come la rana che s’era gonfiata troppo. La più bella Signora ch’io ricordi e quella del magistrale 0-0 di Barcellona. Dopo – per farla breve – è successo che Allegri ha voluto farsi Sarri. Già da gennaio, infastidito da troppi successi di misura, aveva inventato il Modulo Cinque Stelle, il 4-2-3-1 con cinque attaccanti insieme, Pjanic, Cuadrado, Mandzukic, Dybala e Higuain. “M’è venuta una bella idea ” – disse a se stesso. E Dybala, più entusiasta degli altri, parlò di un modulo che piace perchè “siamo tanti in avanti, gli avversari fanno fatica a prenderci perché ci muoviamo bene. In alcune situazioni, però, dobbiamo cercare di uscire meglio da dietro, ma credo che il nuovo sistema di gioco sia perfetto. Poche squadre sono riuscite a fermarci quando ci presentiamo in campo con questo modulo”. Il Real, evidentemente, non era stato avvertito. O meglio, Zidane aveva visto come di recente funzionava il M5S: 1-1 con il Napoli, 2-2 con l’Atalanta, 1-1 con il Toro, e quel 3-1 beccato all’Olimpico dalla Roma avrebbero destato qualche preoccupazione nel gruppo e invece giuro che in mezzo secolo di viaggi con la Juve nelle contrade d’Europa per le Coppe l’idea di un clamoroso successo – da Triplete – non era mai stata coltivata con tanta sicumera, superando il pur imbarazzante tonfo di Atene ’83. La volta che Trapattoni s’era dimenticato a casa il gatto. Qui non si tratta di fare i catenacciari, qui si è vista demolire la difesa più bella del mondo, insieme al suo grande portiere, per privilegiare la giostra del gol. Fermati Higuain e Dybala – praticamente nulli – la Juve non ha saputo tornare all’antico modulo sicurezza. C’è stata una inversione di ruoli: il Real ha fatto la Juve e ha vinto. Spiegatelo agli juventini in lutto e anche ai gufanti estremi che spero non vorranno gioire – come dopo l’Heysel – per la tragedia di Piazza San Carlo.
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