DI UDO GUMPEL

La morte dignitosa di Toto Riina, detto “la bestia”. Non gliela nega nessuno, la morte dignitosa. Dopo la sua cattura nel 1993, dopo aver sterminato migliaia di persone, in modo atroce, per il futilissimo motivo dell’arrichimento personale suo e del suo sodalizio denominato “Cosa Nostra”, ha vissuto 24 anni tranquilli dietro alle sbarre, ha avuto vito e alloggio a spese nostre, non è stato avvelenato per mezzo dello Stato, ne è stato fritto vivo sulla sedia elettrica. E’ stato trattato con umanità, nonostante ancora due anno or sono ordinò dal carcere la morte del Procuratore di Palermo, Di Matteo. Questi sono i fatti.
Ora la Cassazione vorrebbe che si valuti la concessione della libertà, per morire in santa pace. I PM sono dell’avviso, intercettazioni alla mano, che è ancora lui a commandare in Cosa Nostra. Son tornati gli amici di Andreotti e Carnevale a dettar legge al Palazzaccio? Il dubbio viene.
Morire in dignità si può anche dietro le sbarre. E’ la cosa più umano che gli possa succedere. Lo proteggiamo dai suoi nemici interni, che magari lo vorrebbero far fuori un du’ minuti, appena fuori, per liberare il posto, e anche, non in ultimo, per dare un messaggio ai migliaia di familiari delle vittime della sua furia che sulla sua sentenza c’è scritto “fine pena mai”. E che una volta sola si facciano veramente seguire i fatti alle parole pronunciate, in un’Aula di un Tribunale.
Non è sete di vendetta, ma sete di giustizia, aspettiamo l’estinzione della pena perpetua per morte del reo. Poi dopo ci penserà qualcun’altro, a giudicare la “bestia”, “u tratturi”. Qui sulla terra muoia in galera e da nessun’altra parte.

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