DI JACOPO MELIO
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“Bebe Vio ti stai facendo i soldi sulla tua disgrazia! Vergognati!”
È questa la scritta apparsa su una panchina vicino al municipio di Mogliano, rivolgendosi alla campionessa.
Questo che vi posto sotto, invece, è uno degli attacchi che ho ricevuto in questi giorni in un gruppo, che vede i risultati raggiunti con la mia Onlus come un modo per ingrassare il mio ego e il portafogli.
Sì, avete capito bene, il portafogli.
Perché in fondo sembra che funzioni così: se sei più “sfigato” di me ed hai meno strumenti, ma riesci comunque ad ottenere qualcosa di bello nella vita, io che ho un corpo funzionante che potrebbe “fare” preferisco buttare fango addosso agli altri per sentirmi meno in colpa del fatto che, al contrario, “non faccio”.
Come dire, è molto più comodo affossare chi ci è davanti illudendoci di essere noi quelli più in alto.
Il problema vero è che questa gente, che accusa di essere egoisti solo perché in realtà lo sono loro per primi, non riuscirà mai a concludere qualcosa di buono finché non imparerà ad allargare i confini del proprio giardino, capendo che i soldi sono veramente l’ultima delle ricompense quando hai migliaia di persone ad esprimerti il loro affetto. E lo penso davvero.
Possibile che quando si fa del bene, quando si portano avanti idee giuste e sane, ci debba esser per forza qualcosa di marcio dietro?
Ma davvero abbiamo perso la capacità di allungare una mano verso gli altri?
Ah, ovviamente, manco serve dirvelo: Vorreiprendereiltreno non è il mio lavoro, per cui non solo non ci guadagno niente (se non, e vi ringrazio anche adesso, la vostra stima quotidiana), ma ci spendo tempo, energie e salute. Il punto è che mentre per loro tutto questo sarebbe una “perdita”, per me è solo un “investimento” umano.
A Bebe va la mia più grande solidarietà, perché è l’ora di finirla con questi “leoni da tastiera” e con l’usare la disabilità come piaga nella quale rigirare meglio il coltello.
Basta col digitare la rabbia e la frustrazione verso chi ci appare più debole, perché non tutti hanno le spalle larghe per reggere il vostro giochino.
Invece di demolire gli altri, iniziamo tutti quanti a costruire un po’ meglio noi stessi, ogni giorno. A partire dall’amare le nostre debolezze, che se le guardate bene son proprio belle, come Bebe.
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