DI ALESSANDRO ALBANO (nostro corrispondente da Londra)

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Londra. Domani, giovedì 8 giugno, i cittadini del Regno Unito – Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda dl Nord – andranno alle urne per eleggere il nuovo Parlamento, quindi il governo e il Primo Ministro. Dal 2010 la Gran Bretagna ha visto succedersi tre elezioni generali, le ultime nel 2015, e un voto referendario, quello del giugno 2016 in merito alla brexit. Il voto di domani non rispetta il termine naturale del mandato, previsto per il 2020, ma risponde ad una decisione – più che inaspettata – presa dall’attuale primo ministro Theresa May nello scorso mese di aprile quando ha indetto nuove elezioni anticipate; motivo: ottenere una maggioranza più solida al parlamento per offrire al paese una leadership più solida in vista dell’inizio dei negoziati con Bruxelles.

Ma se nel momento della nuova chiamata elettorale, queste elezioni erano sembrate una mossa politica astuta del primo ministro, visto il vantaggio iniziale di 20 punti, oggi lo scenario si è fatto più incerto. Secondo le statistiche pubblicate da YouGov, nelle ultime tre settimane Jeremy Corbyn e il partito labourista hanno continuato a risalire nei sondaggi fino a raggiungere il 39% delle preferenze; tre punti in meno di Theresa May. Tuttavia, una vittoria Labour sembra alquanto improbabile. Si prospetta invece, una vittoria risicata dei Tories con il 4-5% in più e questo vorrebbe dire la perdita della maggioranza Parlamentare. Ma con quale sistema elettorale votano I cittadini britannici?

Il sistema elettorale britannico

Essendo il Regno Unito una democrazia parlamentare, il primo ministro non viene eletto direttamente ma, come succede in Italia, vengono nominati i membri – 650 – che andranno a formare il nuovo parlamento britannico. Al contrario invece del Senato italiano, i cittadini britannici non possono votare i rappresentanti della camera dei Lords; motivo questo che molto spesso è valso ai Lords l’accusa di figure non-democratiche. Il nuovo governo è formato dal partito o dalla coalizione che ottiene la maggioranza di seggi nella camera dei Comuni. Il leader del partito quindi, diventa primo ministro; in caso di elezione di un nuovo segretario del partito di governo a legislatura in corso, il primo ministro si dimette e la Regina assegna al nuovo segretario l’incarico di formare un nuovo governo – come è successo l’anno scorso dopo le dimissioni di David Cameron.

I nuovi parlamentari vengono eletti tramite il “sistema maggioritario uninominale” – in inglese ‘first-past-the-post’, cioè chi ha più voti diventa deputato. Questo sistema divide il Regno Unito in 650 collegi elettorali; ogni collegio può eleggere un solo candidato; ogni partito nomina una singola persona per collegio. Così facendo gli elettori scelgono direttamente il candidato nel rispettivo collegio. Se in un seggio i laburisti vincono col 51 per cento e in un altro i conservatori vincono col 90 per cento, i due partiti avranno un numero pari di seggi; allo stesso modo, un partito che ottiene nazionalmente il 15 per cento dei voti potrebbe non ottenere nessun seggio.

Per la formazione del nuovo governo non basta la maggioranza relativa, ma serve quella assoluta che viene raggiunta con 326 voti per passare il voto di fiducia alla Camera. Senza quest’ultima si arriva alla formazione di una coalizione di governo, come successo nel 2010 quando i conservatori ottennero 306 seggi ma non la fiducia al parlamento e dovettero formare una coalizione più ampia con l’aiuto dei liberal-democratici – nel gergo politico inglese questo scenario parlamentare viene chiamato “hung parlament”, “parlamento appeso”. La formazione politica con più preferenze elettorali quindi può governare o con il raggiungimento dei 326 seggi o con la formazione di una coalizione di governo

Quando si vota

I collegi elettorali sono aperti dalle 7 del mattino, ore locale, fino alle 22 di domani. Possono votare i residenti di Gran Bretagna, Irlanda del Nord e Commonwealth con 18 anni o più possono votare, così come i cittadini britannici e dell’Ulster che vivono all’estero e si sono registrati per il voto entro gli ultimi 15 anni.

Il conteggio dei voti comincerà immediatamente dopo la chiusura dei collegi; i risultati elettorali definitivi, e quindi chi ricoprirà il ruolo di primo ministro, si sapranno nella tarda nottata. Appena saranno disponibili i dati che la regina Elisabetta II chiederà al candidato in vantaggio di formare un governo. Il Parlamento si riunisce il 13 giugno per il giuramento dei deputati e per l’elezione di un nuovo presidente. L’apertura ufficiale della Camera è lunedì 19 giugno, quando Elisabetta II leggerà il programma del governo per la prossima legislatura. Nei giorni successivi l’insediamento del nuovo governo, verso la fine del mese, dovrebbero cominciare formalmente i negoziati con Bruxelles.

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