DI ALESSANDRO ALBANO
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A LONDRA
Giovedì si vota in Gran Bretagna e come sapete ogni previsione è complicata da almeno tre fattori:
1. Gli istituti di sondaggio in Uk non sono considerati tra i più affidabili del mondo (anche adesso c’è chi dice May + 7 e chi dice May + 1, rispetto a Corbyn).
2. La rimonta del Labour è stata talmente rapida che ha incasinato ulteriormente i sondaggisti.
3. Il sistema elettorale super uninominale (chi arriva primo prende il collegio) fa sì che alla fine il nuovo Parlamento non necessariamente rifletta il risultato dei voti.
Ad esempio, se i Conservatori prendono 4 o più punti in più dei laburisti possono forse ancora governare da soli, ma se ne prendono 3 (ad es: 40-37) si andrebbe a un “Parlamento appeso”, insomma nessuna maggioranza e inevitabile ricerca di una coalizione coi partiti minori (esclusi gli scozzesi con la loro quarantina-cinquantina di seggi, a May non basterebbero neppure i LibDem con la loro dozzina-quindicina).
Ancora più difficile ogni ipotesi alla rovescia: I laburisti dovrebbero vincere con 12 punti di vantaggio a livello nazionale (!) per ottenere da soli la maggioranza parlamentare (scenario fantapolitico). E ancora: se dovesse finire 40 a 37 per il Labour (altra cosa molto improbabile) i conservatori comunque sarebbero il primo partito in Parlamento. Per essere sicuri di essere primo partito al Parlamento (e comunque senza maggioranza assoluta dei seggi) i laburisti dovrebbero prendere sei punti più dei conservatori.
In altre parole, se diamo per più o meno buoni i sondaggi la questione è se ci sarà un Parlamento in cui May può governare da sola o no; e nel secondo caso se riuscirà o no a trovare alleati bastanti per arrivare ai 326 seggi (non facile); e infine, se non ce la dovesse fare lei, quali alleanze potrebbe fare Corbyn per fare un governo di minoranza.
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