DI PAOLO DI MIZIO

La polemica sulla possibile scarcerazione di Riina, che potrebbe essere mandato agli arresti domiciliari perché merita una morte dignitosa in quanto “vecchio e malato”, è grottesca.
Tra le tante ragioni, c’è soprattutto una ragione di diritto e di “contratto sociale”, per dirla con Rousseau, che si oppone alla scarcerazione di Riina. Se passasse il principio che un criminale condannato all’ergastolo (o a più ergastoli, come Riina) può essere rimandato a casa perché anziano e malato, allora lo stesso principio andrebbe applicato a chiunque, non solo a Riina.
Pertanto, in questo caso, l’ergastolo (che significa esattamente “condanna al carcere per tutta la vita”) verrebbe di fatto abolito come pena, perché tutti i carcerati presto o tardi saranno vecchi e malati e quindi TUTTI andrebbero scarcerati un bel giorno, e di conseguenza l’ergastolo non sarebbe più in vigore.
E’ questo che la nostra società ha stabilito? E’ questo che le leggi hanno decretato, la fine dell’ergastolo? Non mi sembra. E fintanto che non ci sarà una legge approvata dal Parlamento che mette fine alla condanna all’ergastolo, sarebbe arbitrario, ignominioso e oltraggioso scarcerare qualcuno e non scarcerare altri. La legge è uguale per tutti. O tutti o nessuno.
E infine sarebbe davvero clamoroso che una misura arbitraria di clemenza fosse applicata per il criminale più criminale degli ultimi 50 anni della storia italiana.
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