DI DAVIDE VECCHI

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Sono contento che lo Stato ipotizzi di concedere a Riina la possibilità di andare a casa per morire dignitosamente. Mi disgusta che lo Stato certifichi che nelle sue carceri non si può morire dignitosamente. Sono contento che in molti riconoscano la superiorità della pietà al desiderio di vendetta, mi disgusta che molti altri ritengano il carcere un mezzo per uccidere e non per rieducare.
Stamani qualcuno ha avuto la forza e la volontà di ricordarmi che non si deve mai giudicare, niente e nessuno. Non possiamo. Ed è vero: ci siamo imbarbariti. Abbiamo dimenticato l’umanità. io mi sa che scendo.
C’è una preghiera, scritta e cantata da un fervente ateo, rivolta agli uomini e non a un Dio, che mi pare perfetta.
…”Uomini, poichè all’ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia,
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano,
finchè non sia maturo per la falce”.
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