DI SILVESTRO MONTANARO
Leggo cose orribili sulla vicenda Riina. La Corte di Cassazione invita il Tribunale di sorveglianza a valutare se sia il caso di consentire al capo di Cosa Nostra una morte dignitosa a casa sua. Sarebbe gravemente malato ed oramai prossimo alla morte.” Il giudice deve verificare e motivare se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un’afflizione di tale intensità da andare oltre la legittima esecuzione di una pena. Insomma si verifichi se non sia giusto fargli passare gli ultimi giorni di vita agli arresti domiciliari. Apriti cielo!
Leggo ed ascolto dichiarazioni farcite di odio e spirito di vendetta. In buona sostanza Riina sarebbe solo una bestia e da bestia va trattato. ” Non si può essere umani con chi è stato tanto disumano”.
E’ uno strano paese il nostro…Un paese nel quale, giustamente, ci si è battuti perchè ci fosse una morte meno crudele per gli animali di cui ci cibiamo, ma che perde la ragione di fronte alla ” bestia umana”. Per quest’ultima tutto l’orrore è possibile, ogni crudeltà permessa, addirittura considerata legittima.
Va detto che Riina la ” vendetta” dello stato l’ ha già vissuta. Il 41 bis, il carcere speciale, l’isolamento totale, sono stati una pagina necessaria, ma terribile della storia italiana. Non si poteva fare altrimenti, vista la situazione, ma brutta pagina resta in quanto a perdita di civiltà e di diritto.
” Lo dobbiamo alle sue vittime. Che crepi e basta!” e tutti ad invocare, a sproposito, Falcone e Borsellino.
Cosa direbbero loro, se fossero vivi, a proposito di questa vicenda? Tutta la loro vita ed umanità mi lascia pensare che ancora una volta si appellerebbero ai soli principi cui hanno creduto per tutta la vita. Principi di giustizia.
Valuterebbero il grado di pericolosità o meno di una morte agli arresti domiciliari e deciderebbero in tutta serenità. E se alla fine ritenessero che non ci siano gli estremi per una soluzione di questo genere, si spenderebbero perchè a Riina, ma dovrebbe esser così per tutti i detenuti, venga assicurata ogni cura e, sempre facendo attenzione alla pericolosità del personaggio, provvederebbero ad una dimensione più umana dei suoi ultimi giorni di vita. La giustizia non è vendetta. Ed il suo incedere fa la differenza tra noi e chi si pone contro di essa.
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