DI ENRICO ROSSI
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Per la buona riuscita dell’operazione di riunificazione della sinistra dobbiamo mettere in campo un processo democratico e di partecipazione. Cominciamo dal programma che è la principale discriminante per la nascita di un’alleanza per il cambiamento. Una nuova esperienza unitaria dovrà essere in grado di costruire dieci punti come risultato di un’ampia consultazione con i cittadini, gli elettori e tutti quelli che abbiamo incontrato e incontreremo. E’ un processo che va messo in campo in tempi rapidi, prima del 1° luglio. Solo così potremo collegare la sinistra ad uno schieramento più ampio di centrosinistra.
In questo percorso ci deve essere Campo Progressista così come Sinistra Italiana e Possibile. Credo che Articolo Uno non debba avere problemi a partecipare all’iniziativa del 18 giugno proposta da Anna Falcone e Tomaso Montanari. E ritengo che dentro questo processo ci debba essere anche quella parte di socialisti che hanno deciso di non seguire Riccardo Nencini.
Questa ampia consultazione, per cui Articolo Uno deve mettere a disposizione la sua infrastruttura, dovrà riguardare anche la scelta dei leader e dei candidati al Parlamento. Sarebbe esiziale pensare di poter affrontare una competizione elettorale dura – come quella che ci aspetta – senza compiere questo passaggio. Se costruiremo insieme il programma e consentiremo la selezione dal basso dei candidati, gran parte delle preoccupazioni svaniranno. Altrimenti il rischio di mettere in campo un’ammucchiata arcobaleno, una mera sommatoria di sigle e partitini, sarà altissimo e si trasformerà in un clamoroso errore.
Per esempio, penso che la battaglia sui voucher sia fondamentale per la sinistra. Ma non possiamo ignorare che ci sono “attendati” fuori dal PD che ritengono i voucher uno degli strumenti per combattere il lavoro nero. Così come alla mia sinistra ci sono posizioni sull’Europa che non mi convincono. C’è quindi da trovare il giusto punto di mediazione e di equilibrio. E credo che queste posizioni debbano avere un momento di confronto in un popolo che c’è ed è più vasto di quello che incontriamo alle nostre iniziative. Un popolo che ha il diritto di dire chi farà da suo portavoce. C’è da lavorare molto ma l’unica via è questa.
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