DI ALBERTO TAROZZI
Nonostante dichiarino “non siamo l’opposizione, ma siamo con le persone” i vescovi della Confederazione episcopale venezuelana vengono ricevuti oggi in Vaticano e sono per certo ben più vicini all’opposizione di destra di quanto Papa Francesco gradirebbe, intenzionato com’è a schierarsi solo a favore del dialogo incondizionato e della pace.
Mentre gli scontri devastano un paese nella miseria più nera e il numero dei morti e degli arresti cresce di giorno in giorno, tra i vescovi c’è chi, prima ancora che di pace, parla dell’incombere del comunismo e del materialismo.
Il mediatore non è stato scelto a caso: il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin ha dato prova delle sue capacità nella storica e riuscita mediazione tra il Vaticano e Cuba.
Peraltro la situazione venezuelana è disperata: il crollo dei prezzi petroliferi, in un’economia centrata sulla “monocultura” del petrolio, ha portato la nazione allo sfascio. Paradossalmente è costata al paese una scelta politico economica che per 40 anni era stata perorata dai paesi capitalistici come sentiero per lo sviluppo dei paesi poveri (la così detta teoria del vantaggio comparato). A ciascuno la propria specialità e ci avrebbe pensato il libero commercio internazionale ad arricchire tutti. Un errore tragico, che in parte anche la Russia post sovietica ha pagato, ma che ha addirittura azzerato le risorse e le politiche sociali di una democrazia socialisteggiante e bolivariana come quella di Caracas. Già con Chavez si erano accusati scricchiolii. Con Maduro erano cresciute le magagne economiche ed era calata la capacità politica di gestirle.
Stesso discorso per i rapporti con la Chiesa: travagliati con Chavez, a picco con Maduro, contro il quale, a dispetto degli slogan, la Conferenza fa blocco con l’opposizione di destra. Nessun cenno al fatto che molti dei morti “negli scontri” siano sostenitori del governo o semplici magistrati, assassinati dalle bande armate più o meno “colorate”.
Aria di golpe nei paraggi e scarso desiderio di evitarlo nelle dichiarazione dei prelati.
Tra i due fronti, ormai, rimane solo il Vaticano, con la sua disperata volontà di collocarsi al di sopra delle parti: elezioni, corridoi umanitari, democrazia, ma senza scendere in piazza a sparare.
La Conferenza storce il naso. Maduro prova a trovare un appiglio.
I primi non hanno gradito un precedente incontro del Papa col governo senza prima essere passato a consultarli. Il secondo cerca di enfatizzare le distanze dei vescovi dal Pontefice, che comunque esistono.
Oggi l’incontro richiesto dai vescovi anti Maduro a Roma, con gli esponenti vaticani. La loro richiesta di una presa di posizione netta contro le aperture dichiarate da Maduro con la sua proposta, da essi respinta, di un’Assemblea costituente di stampo pluri-assembleare che rimandi le elezioni.
Per la pace i cancelli sono stretti. Gli sciacalli sono in agguato, non solo a Caracas.
L’82% dei venezuelani vive in povertà. Nel 2016 si è avuto un aumento della mortalità infantile del 30,12% e la mortalità materna è cresciuta del 65,79%. L’Onu parla di possibile guerra civile e solo negli ultimi mesi ci sono stati oltre 70 morti, da entrambe le parti, ma anche durante gli assalti ai negozi, per procurarsi il cibo.
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