DI UMBERTO SAMMARINI
Dopo il pippone dei migranti e dei vaccini, adesso c’è quello della ‘ Morte dignitosa ‘.
Stiamo parlando dei poveracci che tirano le cuoia, perchè non si possono curare? Ma, siete matti? Quelli sono la normalità, si tratta di quella birba di Totò Riina, il pluri, pluri, pluri, pluri omicida, da ventiquattro anni in galera a regime duro ( nutro seri dubbi ) e adesso, ottantaseienne alla faccia del 41 bis, malato seriamente. Il capo dei capi, vuole una morte dignitosa, l’avvocato ci ha provato con i domiciliari, sembra negati, è rimasto quest’enigma del            ‘ dignitosa ‘.
Ovviamente, non poteva essere altrimenti, si sono subito formate due fazioni: i cittadini rispettosi delle leggi e i forcaioli. Per i primi non è dignitoso morire in carcere, per i secondi basta portarlo in infermeria e chiudiamo la faccenda. Escludendo i domiciliari e l’infermeria, sto lupo mannaro dove lo collochiamo? In una clinica privata, a spese della Mamma Santissima Company? E me cojoni? Rimane solo l’alternativa ospedaliera, in questo caso i cittadini rispettosi delle leggi, non hanno la minima idea di cosa significhi.
Venti anni fa, più o meno, mi sfango un infartone da stress, a proposito di morte dignitosa, mi sbattono da un ospedale all’altro. Primo arresto cardiaco, vedo la santissima Trinità. Mezzo morto, vengo finalmente ricoverato in un ospedale sull’Aurelia. Dato che ci sono mi faccio altri due arresti cardiaci e provo l’ebbrezza dell’extracorporeo, vedo mentre mi defibrillano a secco, dopo puzzavo come un pollo di rosticceria. Sette flebo, ho perso il conto dei sensori, sembravo Robocop.
Per i primi tre giorni, il prete viene mattina e sera, i tre giorni successivi anche a pranzo, a quel punto sono stato assalito dall’inquietudine. Il settimo giorno non si fa vedere e smetto di grattarmi, però c’è gran fermento nel reparto. Chiedo a gola profonda, un infermierona chiamata così, ignoro per quale motivo:
-” Oh, ma che succede, è morto il prete? “.
-” Bono, Umbertì, portano uno degli uomini di Riina, lo mettono insieme a te in terapia intensiva “.
Na botta de vita. Fuorviato da film e telefilm, mi aspettavo un omone nero e peloso, arriva sto sorcietto, mezzo biondastro e, giustamente spaventato, insomma, ci resto male. Cominciano le rotture di palle, un graduato abborda il medico di turno:
-” Il prigioniero deve stare solo, è pericoloso “.
I cardiologi so tipi incazzosi: ” Nessun problema, caricatelo sull’ambulanza e portatelo da un’altra parte. La terapia intensiva è questa, due letti, non tolgo certo Sammarini per il vostro bossetto “.
Embè, quanno ce vo, ce vo. Discutono, io guardo l’uomo di Riina, lui guarda me. Noi cardiopatici siamo come i carbonari, facciamo subito comunella, quelli che stanno meglio consolano quelli che stanno peggio:
-” Bravi sono? “.
-” Beh, so arrivato mezzo morto, adesso sembra che sto bene, o so bravi oppure c’ho un gran culo “.
-” Il braccio mi facesse male “.
-” Embè, se c’hai un infarto che vuoi che te fa male, il polpaccio? “.
Un urlaccio terribile:
-” LEI, STIA LONTANO, GEKO CHE VI STAVATE DICENDO? “.
Geko, sicuramente un nomignolo appioppato in galera, perfetto:
-” Lontano da che? Ma se sto a letto “.
-” Non ha idea di chi sia questo tipo, cosa le ha detto? “.
-” Chi sia sto tipo lo sanno pure al supermercato, per il resto mi ha chiesto se sono bravi, prendete un po di Valium”.
Il medico fa un cazziatone al carubba che aveva fatto il cazziatone a me, in altri momenti avrei messo in piedi una sceneggiata tanto per passare il tempo, ho preferito lasciar perdere. Tecnicamente, un agente doveva rimanere di guardia fuori della porta, visto che il geko non era solo, l’agente stava dentro:
-” Ah Serpico, scusa, ma perchè stai dentro, che c’hai paura che gli passo un mitra? È una settimana che sto a letto, come da regolamento so nudo come un verme, non l’ho mai visto, ma de che c’avete paura? “.
-” Potreste parlare “.
-” Azzo, e che me dice, quante volte andava al gabinetto Riina? “.
Non mi risponde più:
-” Geko, se me rivolgi la parola ti tiro una flebo “.
Fuori si consuma un dramma, i parenti in visita, dovranno essere perquisiti? Si chiude un occhio, però due carubba gironzolano nel reparto. Cambiano le flebo al geko, mi guarda come per chiedere conforto, siamo carbonari, gli faccio ok con il pollice e l’indice messi a cerchio:
-” Perchè quel gesto d’intesa? Ti ho visto “.
-” Mo chiamo il primario e gli dico che mi stai facendo agitare, dopo so cazzi tuoi “.
Serpico fa rapporto al superiore, divento un sorvegliato speciale. Vabbè, pensi subito alle barzellette sui carabinieri, poi ti rendi conto che devono essere ligi ai regolamenti, non è nemmeno colpa loro. La sera abbandono la terapia intensiva, ma geko non resta solo, arriva subito un altro sciagurato che prende il mio posto. I reparti di cardiologia sono tutti piccoli e asfissianti, per uscire devi usare il vecchio trucco della chiesetta:
-” Sammarì, do vai? “.
-” A pregare per lo scampato pericolo “.
-” Quante volte preghi, pe sto scampato pericolo? “.
-” Mai abbastanza, caposala “.
Due agenti all’entrata del reparto, uno nella stanza, una decina sparpagliati fuori che controllano eventuali vie di fuga, minchiazza. Ogni volta che rientro vengo perquisito:
-” Ragazzi, mi conoscete meglio della mia consorte, comincia a piacermi tutta sta storia “.
Dopo tre giorni hanno caricato il geko sull’ambulanza, ancora terrorizzato, e sono spariti nelle nebbie. Tutto questo casino per una mezza sega, con Riina dovrebbero sequestrare un intero reparto, a discapito di altri malati, mobilitare la SWAT e l’Aereonautica, mettere cecchini da tutte le parti, e spendere un patrimonio. Questa sarebbe una ” morte dignitosa ” per i cittadini rispettosi delle leggi?
Ma, per favore.
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