DI VINCENZO PALIOTTI

Alcuni giorni fa, riferendomi alla questione Riina, scrissi “La legalità va rispettata fino in fondo”, e lo confermo. Devo però chiarire a qualcuno che non ha interpretato nel modo giusto il mio pensiero. Non ho mai detto che Riina deve essere perdonato, che bisogna dimenticare ciò che ha fatto. Io ho solo evidenziato che uno Stato di diritto per ritenersi tale non può agire per emozioni ma deve guardare le cose nella giusta ottica che non deve finire né in vendetta né in linciaggio ma se rifiuto ci deve essere deve avere delle argomentazioni obiettive, deve tenere conto degli articoli di legge che prevedono certi casi e se il soggetto è compatibile con tali leggi. Per contro però nel mio scritto non mi sono dilungato ad analizzare “perché Totò Riina, perché Bernardo Provenzano, perché la mafia”, anche perché c’è tutta una letteratura in merito e non tutti ne sono informati. Dico questo perché prevedo, nei prossimi giorni, un assalto dei “soliti” opportunisti che cercheranno di “emozionare” la gente in modo da nascondere i problemi del paese in primis, e poi per far dimenticare ancora una volta, come sempre è forse più adeguato, che i citati e l’organizzazione sono nati, cresciuti e diventati tali perché lo Stato, quello che io ho considerato il vero Stato ha fallito, in certi casi ha voluto fallire. Quello stesso Stato che ha permesso che una certa politica si servisse di questi per propri interessi, per arrivare al potere, per non affrontare problemi che gli competevano troppo difficili da risolvere. Mi pare un po’ il caso degli USA che periodicamente si costruiscono un “nemico”, lo armano e poi fanno apparire di combatterlo mentre sono proprio loro i maggiori sostenitori. E’ un po’ quello che succede qui con i citati. Non li conosce nessuno però li temono e quando qualcuno riesce a trovare il filo per sconfiggerli li lasciano soli, qualcuno ha perfino ordinato l’eliminazione di “servitori dello Stato” diventati troppo pericolosi e che sapevano troppo. Io credo quindi che di rimorsi lo Stato ne deve avere in questo senso ed è quindi fuori luogo chi si indigna, chi richiama alla memoria Pio La Torre, il Generale Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e tanti altri ricordandosene solo in certe occasioni. Invece di fare questo lo Stato deve impedire che nascano e crescano altri Provenzano, altri Riina etc. etc. Ma non lo fa, lo dimostra l’astio che certi politici hanno verso la commissione parlamentare anti mafia che spesso e volentieri viene addirittura insultata anche da chi, si sa bene, colleziona indagini sul suo conto, rinvii a giudizio, condanne. E’ questo che va messo sul tappeto, è questo che deve essere discusso. Quando mai lo Stato è Intervenuto a favore delle zone degradate dove mafie di ogni genere allignano e si sostituiscono allo Stato? Se ne parla solo in campagna elettorale per poi dimenticarsene, anche perché nel frattempo si sono stretti “patti” poco puliti con chi porta voti, non importa la provenienza basta che arrivino. L’ignoranza, non colpevole, e il bisogno del minimo per vivere fanno il resto. In conseguenza di questo si reclutano nuovi adepti, la “mano d’opera” che non avendo altre possibilità si piega e risponde positivamente allo stato nello Stato. Si raccolgono voti per favorire chi poi darà loro copertura. E cosa ha fatto lo stato perché tutto questo non avvenga? Nulla di nulla. Per sconfiggere questi delinquenti non basta rinchiuderli, non basta negargli ogni diritto, per sconfiggerli definitivamente senza che questi lascino “eredi” lo Stato dovrebbe riprendersi tutti quei territori che ha lasciato a loro, sconfiggendo i mali secolari del paese: l’ignoranza, la povertà, la paura l’assenza totale di protezione per chi vorrebbe vivere nella legalità. E’ per questo che i nostri eroi, tutti i servitori dello Stato sono caduti, essi come tutte le persone oneste credevano in uno Stato che si prendesse cura dei propri cittadini, che li proteggesse, che gli desse da vivere evitando che tutto questo lo facessero i vari Provenzano, Riina e via discorrendo. Non credo sia determinante il rifiuto non quanto lo sia ignorare il “perché Riina”, “perché Provenzano” “perché le mafie”. Tutto questo non sminuisce ne concede attenuanti a tutto quello che Riina ha fatto della sua vita e nella sua vita, il disprezzo per quest’uomo rimane tutto quanto. Però credo che la società si debba fermare e dare risposte, cambiare radicalmente perché questo non avvenga più, questa sarebbe una vittoria, questo sarebbe celebrare i nostri morti.
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