DI LUCA SOLDI

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Sono un gioco molti destini per le elezioni amministrative di Palermo che si svolgeranno il prossimo 11 giugno ma che potrebbero trovare compimento nel ballottaggio del 25.
La città sarà infatti, insieme ad altri tre capoluogo di regione Genova, Catanzaro e L’Aquila il vero banco di prova della tornata elettorale per le amministrative del 2017. Un voto che interesserà 1.021 comuni coinvolgendo un totale di circa 9 milioni di italiani chiamati alle urne.
Ma, mai come in questa occasione è su Palermo che paiono accesi molti riflettori, non solo per i nodi irrisolti di una metropoli che fatica a misurarsi con i problemi del tempo, ma per quel vero e proprio scenario di battaglia politica che sembra valere più che in città.
E’ qui che le contraddizioni di una metropoli di oltre 670000 abitanti ed è governata da un esercito di circa 6700 lavoratori con contratto a tempo pieno, più 2600 part-time, emergono in questi mesi con tutta la loro forza.
Il capoluogo siciliano, come del resto succede in tante amministrazioni del Mezzogiorno, trova incapace la propria macchina pubblica di raccogliere quella quota delle tasse locali che dovrebbero finire nelle sue casse. Soldi che dovrebbero almeno di alleviare le necessita’ vitali. Ed invece niente da fare.
Il 57% delle multe stradali non si trasformano in pagamenti, e il recupero dell’evasione tributaria, nonostante gli sforzi degli ultimi anni, non va oltre un misero 17,39 per cento. Di qui la mole delle entrate teoriche («residui attivi», nel linguaggio tecnico) che la riforma della contabilità ha imposto a tutti i Comuni di cancellare quando non hanno una prospettiva solida di incasso. A Palermo, la ripulitura dei bilanci ha creato un deficit da 396 milioni di euro: da recuperare in 30 anni.
Ai mali antichi si aggiungono quelli moderni e questa consultazione si è caricata di grandi aspettative che sembrano quelle dell’ultima spiaggia prima del tracollo finale.
E la politica nazionale, mascherata da quella locale, mascherata a sua volte da una serie infinita di liste civiche tenterà il colpo di conquistare la città amministrata nel Palazzo delle Aquile.
E dunque malgrado i problemi saranno ben otto gli aspiranti sindaco, con venti liste che domenica prossima contenderanno a Leoluca Orlando la ricandidatura per essere chiamato per la quinta volta a guidare la città di Palermo: Fabrizio Ferrandelli – Liste Civiche di centrodestra, Ugo Forello, per il Movimento 5 Stelle, Ismaele La Vardera – Noi con Salvini, Fratelli d’Italia, Ciro Lomonte – Siciliani Liberi, Nadia Spallitta per i Verdi, Tony Troja – SìAmo Palermo ed infine Francesco Messina – Centro Riformista
Leggendo nomi dei candidati e delle liste balza fin da subito agli occhi è la quasi assenza dei grandi partiti tradizionali. Tutti spariti o meglio mimetizzati. Apparentemente defilati e in primo lo stesso Orlando che ha imposto al Partito Democratico e Alternativa Popolare di presentarsi a suo sostegno con la denominazione Democratici e Popolari. Ben cinque anni fa Leoluca Orlando si riprese Palazzo delle Aquile con le forze “alternative” dell’ Italia dei Valori e Verdi, Rifondazione, Comunisti italiani, battendo 3 a 1 al ballottaggio Fabrizio Ferrandelli, vincitore delle primarie e candidato di Partito Democratico. In Consiglio comunale abbiamo assistito a quattro anni e mezzo di dura opposizione del Pd alla giunta, ma a marzo e’ cambiato il mondo e chi è diventato candidato di democratici e alfaniani, ancorché orfani dei loro simboli di partito? Proprio lui Leoluca Orlando, colui che era il nemico inavvicinabile. E chi sarà mai il suo più pericoloso avversario? Di nuovo Ferrandelli anche lui migrante in una lista civica, quella dei “Coraggiosi”, legata a Forza Italia, con tanto di simbolo, vicina alle “nubi” dell’ex-presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro che dopo cinque anni di carcere pare voler riavvicinarsi al palcoscenico. Sono loro due i favoriti nei sondaggi, gli stessi dell’altra volta che si contendono come Orlando il paladino e Rinaldo suo cugino i favori di Palermo nelle vesti della bella Angelica. Ma i due contendenti non avranno vita facile ma se la dovranno vedere con gli altri aspiranti condottiero: in primo Ugo Forello dal M5S che “rischia” molto di più che fare del terzo incomodo.
Forello nasce nel mondo dell’Antimafia militante del Comitato AddioPizzo e due anni fa entra nei Cinquestelle riuscendo a far fuori il vecchio gruppo dirigente. I Cinque Stelle lo scelgono con il sistema delle comunarie votate online dai propri sostenitori. Avvocato, classe 1978 si candida sostenuto dal solo Movimento Cinque Stelle.
Fornello e’ una persona conosciuta ed apprezzata in città, soprattutto fra i giovani mentre il M5S a Palermo, non naviga in questo momento in acque calme anche se ha sempre ottenuto ottimi risultati. C’è da ricordare a questo proposito che diversi esponenti locali pentastellati, tra cui alcuni deputati, eranostati coinvolti in un’indagine della procura di Palermo riguardo alcune firme false che sarebbero state raccolte per presentare la lista alle amministrative del 2012.
Il programma di Forello che pare davvero preoccupare i due avversari più reclamizzati come candidato sindaco si basa soprattutto sulla promozione di cultura, sport e istruzione.
Alcune parole su un altro contendente che potrebbe ambire non certo a vincere ma comunque ad una dignitosa figura sarebbe, Israele La Vardera. Conosciuto come reporter delle Iene, La Vardera ha appena 24 anni. La sua candidatura è stata fortemente voluta da un gruppo di comitati civici vicini alla destra. Il principale sponsor di Ismaele La Vardera è soprattutto la lista Noi con Salvini, emanazione della Lega Nord nell’Italia meridionale, che si è presentata insieme a Fratelli d’Italia con la lista Centrodestra per Palermo, unica lista a sostegno di La Vardera. Tra i principali punti del programma del giovane candidato ci sono la regolarizzazione dei parcheggiatori abusivi e l’abolizione delle strisce blu
Leoluca Orlando, il sindaco in carica, quello che sarebbe dovuto essere il vincitore delle della vigilia invece sta’ provando di nuovo il brivido della sconfitta. Nato a Palermo nel 1947, Orlando ha svolto a oggi ben quattro mandati non consecutivi come sindaco del capoluogo siciliano e si candida per un quinto. Esponente della sinistra della Democrazia Cristiana durante la prima repubblica, nel 1985 diventa per la prima volta sindaco sostenuto da una giunta in cui volle far entrare anche il Partito Comunista Italiano. Nel 1993, sostenuto dal movimento La Rete, da lui fondato, viene nuovamente eletto sindaco di Palermo con una percentuale superiore al 75 per cento, venendo poi riconfermato nel 1997. Dopo essere passato ai Democratici prima e alla Margherita poi, Orlando aderisce all’Italia dei Valori con cui, dopo essere stato sconfitto alle elezioni amministrative di Palermo nel 2007, viene nuovamente eletto primo cittadino nel 2012 candidandosi in autonomia dal centrosinistra. Orlando si candida dunque per un quinto mandato a sindaco della città con un programma in continuità con il suo attuale operato in cui vuole valorizzare la costa della città e le periferie, la legalità e continuare le pedonalizzazioni nelle aree storiche di Palermo. A sostenere Orlando nella sua corsa a sindaco ci sono in tutto sette liste che vanno dalla sinistra fino ad Alfano. Nello specifico, si tratta della sua lista chiamata Movimento 139, delle liste civiche Palermo 2022 e Uniti per Palermo, di Democratici e Popolari, insolita lista formata dal Partito Democratico e da Alternativa Popolare di Angelino Alfano, da Mosaico Palermo, alleanza di cui fa parte anche il Movimento dei Democratici e Progressisti nato da una scissione a sinistra del PD, da Sinistra Comune, lista formata da Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana, e da Alleanza per Palermo, lista di orientamento centrista.
Il suo rivale storico, quello che lo preoccupava di più fino all’arrivo di Forello e’ Fabrizio Ferrandelli.
Stando agli ultimi sondaggi ufficiali pubblicati prima del silenzio preelettorale sulle rilevazioni, il principale sfidante di Orlando sembra essere Fabrizio Ferrandelli.
Fu lui già nel 2012 che fu lo sfidante principe dell’attuale primo cittadino. Nato nel 1980, ha iniziato la sua militanza politica nel piccolo Partito Umanista, che si batte per la nonviolenza e contro le discriminazioni e che fino a pochi anni fa presentava regolarmente i propri candidati in diverse elezioni italiane. Nel 2012 Ferrandelli si è poi candidato alle primarie del centrosinistra per scegliere il candidato sindaco di Palermo, risultando a sorpresa vincitore contro Rita Borsellino, sostenuta dal PD. Dopo aver aderito al Partito Democratico, Ferrandelli è stato eletto all’Assemblea Regionale Siciliana, da cui poi si è dimesso, lasciando il PD e fondando il movimento I Coraggiosi. Quest’anno si è quindi candidato di nuovo sindaco di Palermo, stavolta a capo di una coalizione di centrodestra. A sostenere la corsa di Ferrandelli a sindaco di sono in tutto sette: la lista I Coraggiosi, le civiche Palermo con Fabrizio e Palermo prima di tutto, Forza Italia, UDC, Cantiere Popolare e Al Centro. Nel programma di Ferrandelli per Palermo spicca la proposta di creare un vasto parco nel sud della città che permetta la riqualificazione dell’area.
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