DI MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)
Il tumultuoso ciclo delle elezioni politiche francesi sta per concludersi e tutti gli osservatori si chiedono se i sondaggi che prevedono una « maggioranza bulgara » per Macron saranno confermati o se dalle urne sortiranno delle sorprese.
Emmanuel Macron avrà una maggioranza assoluta?
La riforma del quinquennio varata nel 2001 legava istituzionalmente le elezioni presidenziali e le elezioni legislative al fine di far combaciare le due « maggioranze » e quindi evitare così il rischio di possibili « coabitazioni ».
Ad oggi, quella logica ha sempre funzionato e se i sondaggi fin qui effettuati sono credibili, anche questa volta andrà così. In effetti, secondo le Agenzie Ipsos, Ifop e BVA , sin dal primo turno delle imminenti elezioni politiche, una forchetta che va dal 29,5% al 31% dei voti andrebbe ai candidati de « La République en Marche ! », ossia un numero di seggi oscillanti dai 350 ai 415. Una maggioranza assoluta che la Francia – politicamente in frantumi – accorderebbe al Presidente Macron.
Ma, non si può nemmeno sottostimare quella parte aleatoria dell’elettorato d’Oltr’Alpe che dal 2002 non ha mai cessato di crescere e che riguarda gli astensionisti, passando dal 35,6 del 2002 al 42,8 del 2012.
Quanto, poi, alla diversità dell’offerta politica a livello locale, questa volta ha un aspetto « pletorico » non indifferente. La media dei candidati in ogni circoscrizione elettorale, in effetti, è dell’ordine del 13,6%, leggermente inferiore a quella del 2002 (14,7) ma nettamente superiore a quella del 2012 (9,8) ed a quella – addirittura – del 2007 (12,9).
In una tale situazione, qualsiasi genere di pronostico sarebbe un puro azzardo, visto che le possibilità di eventuali « tête-à-tête » o di « triangolari » non possono ancora essere escluse.
Anche sul piano nazionale, d’altronde, alcune variazioni potrebbero però provocare dei risvolti sorprendenti ed in tutti i sensi.
Possiamo soltanto pensare – in attesa di conferma – che Emmanuel Macron abbia la possibilità di tenere le redini di queste elezioni, senza, tuttavia, poter garantire alcuna certezza, malgrado »l’esigenza di rinnovamento del panorama politico » che già dal primo turno delle « presidenziali » si è ampiamente manifestata e che incarna lo spirito del suo movimento « En Marche ! ». Ma la « rottamazione » di Macron presenta anche il rovescio della medaglia. In primis, i suoi candidati sono dei perfetti sconosciuti presso gli elettori – a parte alcuni « riciclati » provenienti dal PS e dai « Repubblicani » e – come risulta dai sondaggi – se da un lato gli elettori sono tentati di dare una solida maggioranza parlamentare al neo Presidente, per altro verso gioca fortemente anche la volontà di dare voce ai partiti storici, sia di destra che di sinistra. Prova che la logica presidenziale del “fuori tutti” attira, ma al contempo fa paura.
E’ questa, purtroppo, l’eredità di una crisi politica senza precedenti che ha investito la Francia a seguito di due quinquenni (da Sarkozy a Hollande) che l’hanno lasciata esangue e totalmente smarrita anche sul piano dell’identità politica repubblicana e democratica, oltre che su quello della violenta crisi economica e quindi sociale. Un’ eredità che stravolge, ora, le logiche assodate da decenni e che rendono illeggibili tutti i punti di riferimento e tristemente « volatili » i comportamenti e le scelte dei cittadini.
Pertanto, se all’alba della sua Presidenza, Macron potrà trarne qualche beneficio – quantunque aleatorio – nessuno può onestamente garantire che questa « luna di miele » con l’elettorato francese abbia lunga vita. E per due ragioni fra tutte : il suo disegno di cancellare il diritto del lavoro e l’altro – assolutamente gravido di grandi ribellioni di popolo – quello di estendere al « diritto di manifestazioni » lo « Stato di Emergenza » imposto da Hollande al fine di contrastare il rischio di attacchi terroristici sul suolo francese.
Un « disegno », quest’ultimo, che sa sin d’ora dell’acre sapore di imbavagliamento delle opposizioni di sinistra, come dei Sindacati.
Ma in fondo sono due dei tanti aspetti delle politiche liberali che hanno affossato il partito socialista in “salsa” Valls-Hollande e che con Macron rischiano di esplodere qualora, in presenza di una assoluta maggioranza in Parlamento, Emmanuel Macron dovesse – come ha promesso – procedere già da luglio alla « decretazione d’urgenza » per applicare il suo programma.
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