DI DANILO MASOTTI

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 Grazie alla diffusione totale del “tempo libero”, della sottocultura del condividere sui social ogni cosa che si faccia e soprattutto della tecnologia a portata di mano degli ignorantazzi, da qualche anno si sta facendo notare una nuova categoria di persone: i #sedicentifotografi.
Facciamo un po’ di storia. Tanto tempo fa, quando far stampare i rullini costava molto, pochi motivatissimi individui stampavano le proprie foto e quando le stampavano se le tenevano in un libretto (di solito blu o arancione con il logo, via e numero di telefono del fotografo stampatore, più ) e ogni tanto se le riguardavano in inverno con un po’ di nostalgia. Libretti con 12-24-36 foto che riassumevano 2-3-4 settimane di vacanze, una zippata di ricordi. A questi individui si affiancavano i veri fotografi, gente che non scattava foto, ma diapositive che successivamente proponeva alla platea degli amici. Quando andava bene, alla proiezione delle diapositive partecipavano i reduci dalle vacanze, nella peggior delle ipotesi, le diapo venivano proiettate sul muro davanti a una platea che non aveva partecipato alle vacanze. Serate terribili.
Poi i tempi sono cambiati, le fotocamere digitali sono entrate nelle case e dopo pochi anni sono state integrate all’interno degli smatphone ed è partito il delirio della condivisione dei “cazzi propri”. Dal modello 12-24-36 ci troviamo sommersi di giga di foto che perderemo e che mai guarderemo e che mai stamperemo, foto che intaseranno server in giro per il mondo, foto più belle di quelle di una volta, perché le lenti degli smartphone sono una figata totale e se ci aggiungi un filtrino, ciao puoi anche credere di essere un bravo fotografo. Ed è da questa consapevolezza autoraccontata che nascono i #sedicentifotografi, persone che condividono scatti on line e raccolgono “mi piace”, commenti tipo “bravissimo”, “che bella foto”, “nuuuu”. Questa adrenalina sociale carica di brutto i #sedicentifotografi che da un giorno all’altro abbandonano gli smartphone e si attrezzano con macchine fotografiche digitali potenti per dimostrare ai propri followers di essere dei veri fotografi e non dei cazzoni che fanno foto con lo smartphone e gli applicano il filtrino. La differenza ‘sta tutta qui, nell’investimento che il #sedicentefotografo è disposto a fare per condividere le proprie opere sui social e dire “questa foto l’ho scattata con una Nikon 5700000000 col teleobiettivo membro enorme 99 megapixel col microonde”. Il vero #sedicentefotografo prima o poi organizza una mostra da qualche parte, tipo in un atelier, ma va benissimo anche un bar di periferia, un circolo ARCI, una bocciofila, un gattile, meglio se con apericena, fingerfood e footloose. Il #sedicentefotografo è espertissimo di macchine fotografiche, sa tutto, è abbinato a riviste e partecipa a workshop in coworking insieme ad altri #sedicentifotografi, un’occasione social fuori dai social che poi verrà condivisa e “piacciata” sui social nei giorni successivi. Odiati dai fotografi veri, quelli che “una volta era meglio”, i #sedicentifotografi sono in espansione, si conta che mentre io stia scrivendo questo posto, solo in italia, ne siano nati 73. Lunga vita ai #sedicentifotografi e a chi si fa sedurre da loro perché il fine è anche “trombare”. Non di solo megapixel vive il #sedicentefotografo.

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