DI ALESSANDRO ALBANO (nostro corrispondente da Londra)

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Londra. “From hubris to humiliation” – dall’arroganza all’umiliazione – titola oggi il The Guardian riferendosi alla bruciante sconfitta subita dai conservatori. Ma sembra che per Theresa May non si tratti ne di sconfitta ne di umiliazione. Dopo l’incontro con la Regina a Buckingham Palace durato una ventina di minuti, è arrivato l’annuncio del primo ministro di voler formare un nuovo esecutivo per “dare stabilità e sicurezza al paese, e rispettare la promessa della brexit”. Theresa May ha inoltre confermato i nomi dei principali ministeri, tra cui Boris Johnson agli Esteri, Amber Rudd per gli Interni, Philip Hammond alle Finanze, Michael Fallon alla Difesa e il ministro per la Brexit David Davis. Come ha detto il primo ministro, per il momento non verranno fatte altre nomine.

Nel suo discorso davanti al numero 10 di Downing Street, la May ha affermato che il nuovo esecutivo porterà avanti la strada della hard brexit “per rispettare la volontà del popolo britannico”. La premier ha inoltre confermato la volontà di cominciare i negoziati entro 10 giorni come stabilito dalla tabella di marcia. Pronta la risposta, ironica, del presidente della Commissione Europea Juncker: “Noi possiamo cominciare anche domattina alle 9 e 30”.

Nella nuova coalizione di governo si ripropone l’alleanza con il Dup, il partito unionista nord irlandese – anti-abortista, anti-europeista e apertamente contro i diritti LGBT – che con i suoi 10 seggi garantirà, per ora, i numeri necessari in Parlamento. “Continueremo a lavorare con loro” ha affermato la premier, “i nostri due partiti godono da molti anni di una forte relazione e questo mi dà la fiducia che saremo in grado di lavorare insieme nell’interesse dell’intero Regno Unito. Lavorerò con loro, perché mai come in questo momento la Gran Bretagna ha bisogno di certezze”.

A confermare la volontà di formare una coalizione tra DUP e Tories, è stato anche il leader del partito irlandese Arlene Foster che avrebbe “già avviato i colloqui con i conservatori per la definizione di un accordo politico che porti alla formazione del nuovo governo”. La volontà del DUP di collaborare con il partito conservatore nasce da delle divisioni politiche con il partito labourista che invece preferirebbe portare avanti le idee proposte dall’altro partito nord irlandese, il Sinn Feinn, che al momento occupa 7 seggi in Parlamento. Alla base di questo, la volontà del Dup di negare all’Irlanda del Nord uno statuto speciale per permettere il rientro dell’Ue; soluzione ampiamente sostenuta dal Sinn Feinn.

Sebbene una coalizione tra Dup e conservatori porterebbe quest’ultimi a raggiungere il numero necessario per avere la maggioranza assoluta alla camera dei comuni, si tratta tuttavia di un numero irrisorio su cui è difficile poter contare per l’intero corso della legislatura – 5 anni . In totale questa coalizione raggiungerebbe i 328 seggi, due in più rispetto alla maggioranza assoluta. In molti, tra stampa e opinione pubblica, si domandano quanto possa durare un governo con soli 2 seggi in più. Alcuni ipotizzano 6 mesi, altri meno, ma una seconda tornata elettorale non sembra più una possibilità lontana dalla realtà. George Osborne, ex ministro delle Finanze nel governo Cameron e avversario politico di Theresa May, dalle pagine dell’Evening Standard ha duramente criticato la scelta di schierarsi insieme al Dup. “Sarà un governo di minoranza, in carica ma privo di poteri e dipendente perchè le decisioni importanti per Londra verranno prese a Belfast– ha scritto l’ex cancelliere – Una situazione insostenibile. Due anni fa eravamo un faro di stabilità politica e successo economico. Oggi abbiamo l’opportunità di ripensare l’hard Brexit come la intendeva la Signora May. Possiamo rispettare gli esiti del referendum senza tagliare i nostri legami con il Mercato unico e senza lasciare l’Unione Doganale”.

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