DI CHIARA FARIGU

Un Viaggio più breve ma non per questo meno impegnativo quello odierno di Papa Francesco in visita al Quirinale, dov’era atteso dal Capo dello Stato, Mattarella. E’ la quinta volta per un Pontefice e la seconda per Francesco, dopo la precedente del novembre del 2014, in cui fu accolto dall’ex presidente Napolitano. Un incontro all’insegna della cordialità e delle affinità per via di alcuni temi particolarmente cari ad entrambi. Il lavoro in primis, soprattutto quello stabile, duraturo e retribuito per consentire di vivere dignitosamente e provvedere alle necessità della famiglia. Politiche adeguate a favore dei nuclei familiari e disponibilità ad accogliere chi fugge da povertà estreme e da guerre che si protraggono da troppi anni. Sono questi i temi toccati da Francesco, compresa la disoccupazione giovanile, che impedisce la piena autonomia e realizzazione dell’essere come persona. “Senza lavoro non c’è dignità” è solito ripetere Bergoglio sottolineando, ogni volta, la necessità di intervenire in tal senso piuttosto che cercare vie alternative o assistenzialistiche.
Sono tante le sfide a cui le Nazioni sono chiamate a rispondere, compresa l’Italia che in più ha il doveroso compito di essere vicino alle popolazioni colpite dal sisma del centro Italia con interventi urgenti e non più rinviabili. “Alzatevi di nuovo”, ha spronato così il Pontefice gli alunni presenti provenienti dai borghi terremotati, “il successo non sta nel non cadere ma nel non restare caduti” ha chiosato, facendo suo un brano spagnolo. Un’altra sfida è quella del terrorismo internazionale ma per rispondere adeguatamente, come per il fenomeno migratorio, occorre che i vari Paesi di parlino e si confrontino e decidano di cooperare perché sono problemi che riguardano tutti e non una singola Nazione, ha ribadito il Papa.
Francesco, nel suo discorso, ha sottolineato anche “l’amichevole collaborazione fra Chiesa e Stato italiano nel segno di una «positiva» laicità «non ostile e conflittuale» che, seppur nella rigorosa distinzione delle competenze proprie consente vantaggiose collaborazioni per i singoli e l’intera comunità.
“Sappiamo di poter trovare nella Chiesa un valido e utile sostegno nella consapevolezza, e ricordo ancora le Sue parole, che ‘la reciproca autonomia non fa venire meno, ma esalta, la comune responsabilità per l’essere umano concreto e per le esigenze spirituali e materiali della comunità’“, ha replicato, a sua volta Mattarella.
Un incontro cordiale della durata di un’ora e mezza, iniziata con l’arrivo di Francesco intorno alle 11, al quale sono stati resi gli onori militari. Sono stati suonati gli inni dei due Stati e, sul torrino del palazzo, issate le bandiere vaticana, italiana e dell’Unione europea. Al colloquio privato ha fatto seguito lo scambio dei doni, un fermaglio per il piviale è quello donato da Mattarella, un’ icona con gli Apostoli Pietro e Paolo, quello donato dal Papa.
Presente una delegazione italiana formata dal capo del Governo, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, il segretario generale della presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, l’ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Daniele Mancini.

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