DI LUCA SOLDI

 

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Renzi insiste ma quel sentiero intrapreso da poche ore pare abbastanza opportunistico.
L’improvvisa folgorazione per Pisapia da opportunità sembra essere diventata una necessità. L’accelerazione inaspettata, forzata, potrebbe dare luogo a contraccolpi anche controproducenti.
Evidentemente il cambio di rotta imposto dal pasticciaccio brutto del fallimento sulla legge elettorale deve aver imposto a Renzi una decisa inversione di marcia.
Non tutto sembra chiaro ed alcuni messaggi portano a dire che debbano essere compiuti ancora molti passi. C’è lo scoglio delle primarie di coalizione che se dovesse andare avanti, in uno scontro Renzi-Pisapia, potrebbe portare a più di una preoccupazione.
L’intervista diffusa oggi del Segretario del Pd sembra che riporti tutto a quel laboratorio milanese che aveva permesso l’elezione di Pisapia e poi Sala:
“Alla Camera il premio al 40% consente di tentare l’operazione maggioritaria, anche se non è facile. Con le forze alla sinistra del Pd siamo alleati in molti Comuni dove ora si vota. Pisapia ha fatto per cinque anni il sindaco di Milano con il contributo fondamentale del Pd. Noi ci siamo; vediamo che farà lui”.
Matteo Renzi in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ ha dimostrato così di voler continuare a corteggiare l’ex sindaco di Milano per formare una coalizione larga che guarda a sinistra, in vista delle prossime elezioni.
Perfino D’Alema non pare più il demonio.
A questo proposito Renzi ha risposto così: “D’Alema è uscito dal Pd contro di me; non credo adesso voglia fare coalizione. Comunque non dipende dalle persone ma dai contenuti: tagli all’Irpef, periferie, lotta alla povertà, Jobs Act. Non ho niente contro i fuoriusciti – risponde adesso – Credo però che alcuni faranno fatica anche a tornare alle feste dell’Unità; perché la nostra gente ha vissuto come una ferita il fatto che se ne siano andati non sulla base di un’idea, come nella tradizione anche nobile della sinistra, ma sulla base di un atavico odio ad personam . Da ultimo mi sono sentito fare la morale perché non sostengo Gentiloni da gente che nel 2013 non l’avrebbe neanche candidato, e ora non gli vota la fiducia”.
Ci sarà il suo nome sul simbolo del Pd? “No, come non c’era alle Europee. Magari porta bene”,    ha  risposto Renzi. Quanto alla possibilità che nel 2018 sarà lui il candidato premier, “a decidere il candidato sono i voti, non i veti. Al momento opportuno gli italiani decideranno. Noi intanto dobbiamo occupare lo spazio politico del buon senso, della ragionevolezza, contro gli urli e i populisti. È uno spazio che forse non vale il 51%; ma esiste. Una forza tranquilla”.
Pisapia intanto aspetta altre mosse, c’è concreto il rischio di bruciare tutto il progetto di Campo Progressista. L’offerta, il momento in cui è stata posta, la vicinanza anche con il test del voto amministrativo, non sembra sia stata fatta proprio in modo disinteressato. Intanto a poche ore dall’uscita di Renzi arriva anche Sala a corroborare la tesi di un accordo a sinistra. Il sindaco di Milano, intervenendo al convegno dei giovani di Confindustria, pur mantenendo i distinguo, ha affermato: “In eventuali primarie io starei con Renzi, pur avendo molte differenze con lui come credo si sia dimostrato”. Lo ha affermato convinto che non possano esserci possibilità di scelta fra le alternative di alleanza. Per Sala fra Berlusconi e Pisapia, nessun dubbio, serva guardare al secondo. “Non bisogna guardare al centrodestra, bisogna guardare a un centrosinistra allargato, quindi anche a Pisapia”, spiega Sala.
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