DI LUCIO GIORDANO

Cosa se ne farà Theresa May di una maggioranza raccogliticcia con gli unionisti dell’Irlanda del Nord ? E soprattutto, quanto durerà il suo governo? Poco. Garantito. Forse non nascerà nemmeno. In effetti, al suo posto, un altro politico avrebbe già rassegnato le dimissioni dopo la batosta elettorale dell’ otto giugno. Ma la cocciuta aspirante lady di ferro, che della vecchia lady di ferro non ha nemmeno un decimo del carisma, ha deciso di andare avanti lo stesso. Il perché è un mistero. Statene certi: la sua sconfitta, perché di questo a conti fatti si tratta, creerà enormi problemi alla Gran Bretagna in chiave brexit. Già, enormi problemi. Ora si scordassero la hard brexit, gli inglesi. Un esecutivo debole come quello della May non serve a sedersi al tavolo delle trattative con Bruxelles per alzare la voce. A Londra perciò dovranno fare gli agnellini. Insomma, un disastro.
Tutta colpa della May? No. La leader dei conservatori, che già perde pezzi all’interno del partito, ci ha messo del suo convocando in maniera avventata delle elezioni inutili per rafforzare una maggioranza che ora è solo un pallido ricordo. Ma il vero motivo per cui la May ha perso, pur risultando prima, ha un nome e un cognome: Jeremy Corbyn. Jeremy il rosso. Il leader socialista del labour party, è in effetti il vero trionfatore di queste elezioni inglesi. Senza di lui, senza il suo programma semplice e lineare in difesa degli ultimi l’Inghilterra, contro l’ austerity liberista che ha distrutto l’Europa, racconteremmo un’altra storia. Corbyn ha invece affascinato con le sue parole e la sua determinazione i giovani, gli operai delle fabbriche chiuse del nord britannico e la classe media annichilita da trent’ anni di feroce e selvaggio liberismo finanziario. Corbyn, ha ridato speranza a tutti loro andandoli a scovare uno ad uno nelle loro modeste case. For the many, not the few. Basta oligarchia, tagli al welfare e alla precarietà. Slogan cosi. Ha fatto capire inoltre che il vero incidente della storia è il blairismo. È la troika che mortifica 500 milioni di europei con un piano di miseria e povertà studiato a tavolino.
Corbyn in fondo non ha fatto altro che contrapporsi alla sinistra al caviale, poca sinistra e tanto caviale, rispolverando con orgoglio gli ideali veri della sinistra. Semplice. Quasi banale. È con tutto questo, poche storie, che si vince. Nella appassionante notte elettorale di giovedi Corbyn è arrivato ad ottenere addirittura a metà spoglio il 44 per cento dei voti, prima di subire la rimonta della May. Poi si è attestato al 40 per cento. Segno che gli ideali socialisti sono vivi e lottano insieme a noi. Sono l’unica risposta concreta e vincente alla destra liberista dei Macron e al fascio razzismo dei populismi di estrema destra. In molti sono pronti a scommettere: se si rivotasse tra un mese , in Gran Bretagna, la sinistra guadagnerebbe un altro dieci per cento . Vincerebbe. E non solo lì. Se Hamon in Francia si fosse alleato con Melenchon, in un fronte progressista compatto, oggi non avremmo un presidente legato a doppio filo al mondo delle banche e della finanza. Del resto il Portogallo, con la sinistra compatta al governo, che rifiuta l’austerity e si rilancia economicamente con investimenti pubblici, ne è la prova .
Uniti si vince, il blairismo è morto, Macron è un incidente della storia e la Grecia, se non fosse stata strozzata dagli appetiti delle multinazionali tedesche che come cravattari del 2000 hanno messo le mani sui beni della meravigliosa civiltà ellenica, adesso potrebbe tornare a sorridere. Sono queste le realtà di un quadro politico europeo che non smette di stupire.
Sanders negli Stati Uniti, bloccato solo dall’ ottusità dei democratici che lo hanno stoppato nella corsa alla Casa Bianca. E poi Melenchon in Francia, Jeremy il rosso in Gran Bretagna. Arzilli settantenni, con la grinta dei ventenni, hanno sparigliato le carte. E pensare che Renzi, riferendosi a Corbyn, diceva che con lui leader dei laburisti, i conservatori, felici, avrebbero potuto dormire sonni tranquilli per i prossimi anni. Jeremy il rosso ha dimostrato invece che spostandosi a destra si perde. E che la sinistra vince solo quando fa la sinistra. Uno a zero e palla al centro. Quasi superfluo dirlo. Ma un Maurizio Landini sarebbe molto utile anche alla sinistra italiana per vincere le prossime elezioni.

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