DI GIORGIO DELL’ARTI
La vera notizia di oggi sarebbe che alla prova scritta del concorso di Bologna per far entrare in ruolo maestri delle elementari e della scuola d’infanzia sono stati bocciati in cinquemila e quelli che hanno superato la prova non coprono i posti disponibili. L’impreparazione generale è sconfortante, un commissario ha commentato «c’è da mettersi le mani nei capelli», uomini e donne mediamente di 35 anni che non sanno ancora scrivere correttamente in italiano. L’ultima bocciatura alla scuola lassista che ci siamo costruiti con le nostre mani e che a quanto pare non abbiamo nessuna intenzione di demolire.
• Questo strano esordio per non annunciare l’argomento di oggi. Lei ha detto: «La vera notizia di oggi sarebbe…».
Già. La vera notizia di oggi sarebbe questa se oggi fosse un giorno normale. Ma non è un giorno normale. Ci sono le elezioni amministrative e abbiamo il dovere di presentarle. Sto dicendo che oggi in Italia si vota.
• Si vota?
Non se n’è accorto nessuno, prima di tutto perché Renzi e il Pd, destinati secondo i sondaggi a una sonora sconfitta un po’ dappertutto tranne forse a Palermo, hanno derubricato l’evento odierno a piccolo fatto insignificante, di cui non vale nemmeno la pena di parlare. Stessa cosa i grillini, impaniati nelle firme false di Palermo, nel comportamento lunare di Grillo a Genova e nella quasi sicura beffa di Parma, che dopo aver selezionato Marika Cassimatis come candidata sindaca mediante la solita consultazione in rete, l’ha rimossa perché non era quella che piaceva a lui. Quindi anche i grillini, come Renzi, in questi giorni hanno preferito parlar d’altro. Eppure oggi vanno a votare, per scegliere sindaco, giunta e consiglieri comunali, 9,2 milioni di cittadini, e tra questi ci sono gli abitanti di città importanti come Palermo, Genova, Catanzaro e L’Aquila (i quattro capoluoghi di Sicilia, Liguria, Calabria e Abruzzo) e di 25 capoluoghi di provincia, tra cui Padova, Verona, Parma, Frosinone, Lecce, Oristano.
• È un test per la politica nazionale?
In realtà no, perché sui territori si stringono alleanze che a livello nazionale risultano piuttosto improbabili. Per esempio quasi ovunque il Pd di Renzi e il Movimento Democratico e Progressista di Bersani-D’Alema (cane e gatto a Roma) stanno in lista insieme. E idem per Berlusconi-Salvini, che nei comuni hanno deposto le armi e in questo modo prenderanno parecchie città del Nord e quasi di sicuro Catanzaro, dove si candida il sindaco uscente Sergio Abramo. Queste comunali sono interessanti anche perché mostrano che gli italiani – selvaggiamente anticasta quando digitano su Internet – sono pronti a farsi casta a loro volta se ne hanno l’occasione. Sono disponibili 15.548 posti nelle giunte e nei consigli, con la garanzia di uno stipendio medio di un migliaio di euro al mese per i sindaci e 15-20 a presenza per i consiglieri. I candidati a questi 15 mila e passa posti sono 64.146 raggruppati in 3.939 liste, cioè quasi quattro per comune, cifra notevole se si considera che il 43% dei comuni al voto ha meno di tremila abitanti e vede in gara due sole liste, mentre l’83% dei centri in gara sta sotto i 15 mila abitanti e ogni candidato sindaco è sostenuto in queste realtà da un’unica lista. Il Sole 24 Ore ha calcolato che, rispetto a un anno fa, le liste sono cresciute del 10%. A Taranto, per esempio, ci sono 37 liste per 10 candidati, a Verona 24, a Lecce 23, a Pistoia 22, ad Alessandria 21. Mediamente, nelle città grandi, corrono diciotto liste. La stragrande maggioranza di queste candidature sta in una lista civica, cioè locale. Quanto ai simboli nazionali, quello più presente è il M5s che corre in 181 comuni. Segue il Pd (134), Lega (123), Forza Italia (108), Fratelli d’Italia (73).
• Alfano?
S’è sciolto nella lista Abramo a Catanzaro e in quella di Leoluca Orlando a Palermo, cioè due aspiranti sindaci che vengono dati per sicuri. Anche se, intorno al nome di Orlando, si dice questo: che deve vincere al primo turno perché altrimenti, al ballottaggio previsto per il 25 giugno, sarà certamente battuto. Ricordo che nei comuni con meno di 15 mila abitanti non c’è ballottaggio e che per risultare eletti già stasera (spoglio dalle 23 in poi) bisogna raccogliere il 50% + 1 dei voti. Naturalmente si teme il solito segnale di condanna dell’antipolitica, cioè un’astensione molto alta.
• Da tutto il discorso suppongo che i casi politici nazionali conteranno poco, oggi.
Renzi, l’altro giorno, essendosi dissolto il progetto di una legge elettorale che ci mandi alle urne subito, ha detto che vuole fare asse con il Campo progressista di Pisapia, che sta cercando di mettere insieme i frammenti collocati a sinistra del Pd. Una posizione conseguente al mezzo successo di Corbyn in Gran Bretagna. Pisapia gli ha risposto: «Facciamo le primarie e poi l’alleanza sotto le insegne del vincitore». Sarebbe interessante se Renzi accettasse
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