DI LUCIO GIORDANO

Il vero vincitore di queste amministrative è senza dubbio, e purtroppo, l’astensionismo. Quattro italiani su dieci hanno preferito infilarsi nella cabina di uno stabilimento balneare piuttosto che  in quella  elettorale. Segno che la democrazia rappresentativa è fortemente  in crisi e anche nella composizione delle amministrazioni cittadine  gli italiani sono disinteressati a  partecipare perché non credono più in questa politica, lontana dalla gente e sempre più arroccata nel palazzo.

Secondo elemento fondamentale di questa tornata elettorale: a parte Palermo con Leoluca Orlando  e grazie poi  ad un regolamento speciale ( si vinceva con il 40 per cento), nelle grandi città e in quasi tutti i capoluoghi di provincia tranne la nera Frosinone, si andrà ai ballottaggi. Segno che di candidati convincenti non ce n’erano. Terzo elemento: il crollo dei 5 stelle. Intendiamoci: il movimento di Grillo, nelle amministrative non ha mai brillato. Torino e Roma a parte, e mettiamoci pure  gli exploit della prima ora di Nogarin a Livorno e Pizzarotti a Parma , nelle grandi città il M5s è spesso finito lontano dai ballottaggi. Ma stavolta gli errori della dirigenza del Movimento 5 stelle sono stati enormi. A cominciare da Genova, con il pasticcio  Cassimatis, la candidata spodestata dallo stesso Grillo, che ha preso l’1 per cento dei voti ma ha sporcato la candidatura di Pirondini. La leadership di Di Maio è  dunque seriamente messa in discussione, a partire da questo 11 giugno.

Quarto elemento: nel profluvio di liste civiche,  apparentemente tornano in sella i partiti tradizionali, le coalizioni di centro destra e centro sinistra. Al ballottaggio vanno loro: Pd, Lega Nord, Forza Italia. Siamo insomma tornati all’Italia bipolare? Non diciamo fesserie, a meno che non si intenda per bipolare un’Italia schizoide, che un giorno premia i cinque stelle, un altro i renziani, un altro Berlusconi e un altro ancora la Lega Nord o la sinistra. La realtà è che il Pd, senza la sinistra, arriva terzo in molte città  ma con Renzi segretario è praticamente impossibile un accordo futuro con Si o Articolo Uno. Ed è altrettanto vero che Forza Italia si sta spegnendo e a tirare la destra, meglio,  l’estrema destra, è la Lega Nord. Certo, messi insieme, Fratelli D’ Italia Salvini e Berlusconi possono puntare anche a vincere le prossime politiche. Ma un secondo dopo assisteremmo sconfortati allo stesso teatrino degli ultimi anni dell’impero berlusconiano: liti su liti. Difficilmente insomma, se l’ex cavaliere non accettasse la leadership della Lega nord, la destra di Salvini e della Meloni raggiungerebbe il 15 per cento.

La realtà è che queste amministrative valgono per quello che sono:  cioè delle elezioni amministrative. A meno che non si voglia considerarle diversamente, magari come un test  politico. E allora però   lo stesso discorso varrebbe anche per quelle del giugno scorso, quando a trionfare furono la Raggi e L’Appendino , mentre all’epoca le elezioni a sindaco vennero considerate, se ben ricordate,  per quelle che sono: eleggere il primo cittadino di una città .  A conti fatti, insomma, il voto di ieri ha dato qualche indicazione di massima. Niente di più. E a parte Orlando, slegato da tutti i partiti, il fatto indiscutibile è che nessuno può festeggiare. Perché nessuno ha vinto per davvero.

 

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