DI PAOLO DI MIZIO

Stanotte sono passato davanti a quel negozietto
Dove per anni, da bambino, ti ho visto
Curvo sulla sedia impagliata
Ad inchiodare suole e tacchi
Col tuo martello,
Zio mio Luigi, umile calzolaio.
Mai un sorriso
Se non quella lieve curva triste
Delle labbra,
Intorno a te un buon odore
Di cuoio, di colla e di pece.
Non navigavi nell’oro ma
Dignitosamente
Hai dato da vivere
Alla moglie e alla figlia, nata nella tua tarda età.
Il tuo oro era il tempo trascorso al lavoro
Il tuo oro erano la moglie e la figlia.
Battevi i chiodi come se ognuno
Fosse un giorno piantato nella tua vita
Un segnatempo del tempo che passa
Un cronografo delle ore, dei giorni, degli anni.
E quando il conto è finito
Te ne sei andato
Con l’ultimo chiodo
L’ultimo giorno
L’ultima ora di un’esistenza
Spesa a contare il tempo.
Adesso in quel negozietto
Campeggia un’insegna
Che non sa nulla di te
E stupidamente dice:
“Compro oro”
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