DI LEONARDO MASELLA

Con l’avvicinarsi delle elezioni, torna nel dibattito a sinistra la smania elettoralistica. Tutti a discutere come presentarsi alle elezioni: con una lista unica di tutta la sinistra a sinistra del Pd, D’Alema compreso ? con una lista unica ma senza D’Alema ? con chi vuole costruire una sinistra e non un centro-sinistra ? con la nostra lista e il nostro simbolo senza nessuna alleanza, nemmeno elettorale ? con una lista di tutti i comunisti ? con un programma anti-liberista o anti-capitalista ? con un programma anti-imperialista ? dal basso ? dall’alto ? E così via. Come se queste cose, gli ultimi mesi, possano attirare i voti delle masse popolari (che non sanno nemmeno che esistiamo !). Si continua a non capire che senza una buona semina non ci può essere un buon raccolto; che senza una fase sufficientemente lunga di ricostruzione di un rapporto di fiducia fra sinistra e popolo (che è venuto meno), non ci sarà mai nessuna formula elettorale e nessun programma (neppure il più bello del mondo) capace di ottenere un consenso di massa. Pazienza. Ma almeno dovrebbero essere i gruppi dirigenti di sinistra ad avere questa consapevolezza e a non spargere illusioni (e delusioni), e ad avviare un lavoro sociale, che non è dare dei volantini di propaganda davanti alle fabbriche e neppure organizzare una manifestazioncina ogni sabato o stare in tutti i micro-conflitti, ma è farsi conoscere e riconoscere come chi si spende CONCRETAMENTE (con la propria organizzazione, con i propri militanti, con i propri intellettuali, con le proprie risorse economiche) senza contropartite elettorali per aiutare chi è colpito dalla crisi capitalistica (ed è la stragrande maggioranza della popolazione). Ma per questo serve un lavoro lungo, organizzato e faticoso. Che non è stato ancora mai nemmeno avviato. Invece si va avanti da anni di elezione in elezione. Sempre in meno.

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