DI PIO D’EMILIA
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Per quanto duro resti il giudizio sul padre Hirohito, morto in odor di santità nonostante le sue evidenti e mai affrontate responsabilità dirette nella guerra, nulla da eccepire sul regno di Akihito, uomo gentile, colto e sensibile e figura istituzionale coerente ed integerrima. Una persona che pur rispettando rigorosamente – immaginiamo non senza fatica – il ruolo costituzionale di puro simbolo dell’unità del popolo giapponese, ogni volta che ha potuto non ha esitato a condannare ogni rigurgito di revanchismo e di neonazionalismo. Come quando non esitò ad andare contro il governo e l’allora governatore Shintaro Ishihara di Tokyo – fautori dell’alzabandiera quotidiano nelle scuole al suono dell’inno nazionale. “Il rispetto e l’amore per la bandiera e l’inno devono essere sentimenti spontanei, non imposti”. Certo ha tutto il diritto di andare “in pensione”. Ma io avrei preferito vederlo al governo, uno come lui, al posto degli attuali “sovranisti”. Il Giappone, ed i giapponesi, ne avrebbero solo che da guadagnare.
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