DI CARLA VISTARINI

Stasera, rientrando a casa, mi sono accorta di non accorgermi. Sì. davvero. Ero distratta, certo, tornavo da una giornata lunga, fuori, pensavo alle cose da fare domani . Ho aperto il portone, sono entrata e, mentre il portone si chiudeva alle mie spalle, ho sentito che qualcosa non tornava. Mancava. Cosa? Mi sono fermata. Sono rimasta così qualche istante, incerta. Poi ho capito. Era qualcosa che non avevo visto, poco prima, pur passandogli accanto. Una cosa importante. Ho riaperto il portone e sono uscita. C’era un signore, in effetti. Un uomo, dimesso, quasi invisibile, in piedi contro il muro. Un uomo che mi ha ricordato mio padre, e altri padri, e i padri dei nostri padri, quelli delle foto in bianco e nero delle nostre infanzie. Quelli che hanno lavorato tanto, lungo le stagioni felici e passate della nostra storia e mai, mai, avrebbero pensato che un giorno sarebbero stati lasciati soli, abbandonati, su un marciapiede. Era vestito di abiti semplici, quasi antichi e dai colori perduti. Pochi capelli in testa, grigi e spenti, ma ravviati. Un’età indefinibile, velata di stanchezza e delusioni, lunghe tanti, tanti anni. Gli occhi bassi, solo un rapido, piccolo sguardo quando ha sentito il portone riaprirsi. Uno sguardo sconfitto, ma con una traccia di fierezza senza speranze eppure incapace di arrendersi, in fondo ai pensieri. Non aveva il coraggio, anzi aveva il pudore, di chiedere aiuto, ed era lì, incapace persino di allungare la mano. Ho aperto la borsa, di fretta e gli ho dato dei soldi. Li ha presi e ha chinato la testa, grato, ma anche vinto. Non so chi si vergognava di più tra noi. Lui, costretto a mendicare. Io, che stavo facendo l’elemosina a chi poteva essere mio padre. Poi: “Grazie signora” ha sussurrato l’uomo, generoso. Mi regalava la sua comprensione. E quel grazie è stato un perdono. Un segno di pace ♥ Grazie a te, uomo invisibile.

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