DI UMBERTO SAMMARINI
Vi siete mai sentiti accerchiati? Madò, è una sensazione orribile. Io sono quarantotto ore che ci vivo, fortunatamente fra due o tre ore finirà tutto. La mia casa è sulla strada principale, a pochi metri dal molo e dalla spiaggia, posizione invidiabile che si trasforma in incubo tre o quattro volte l’anno. La stagione degli incubi inizia con la sagra del pesce. Lato destro, piazza del molo e passeggiata. In fondo, orchestra simil jazz con stand gastronomico, risalendo, i falsi madonnari, bancarelle varie, giostre, altri due stand gastronomici, palco con discutibile cantante anglo ciociara.
Sulla testa, reti da pesca a gogò, per far capire che l’evento ê ruspante. Lato sinistro, la strada principale viene bloccata e trasformata in serpentone gastronomico, con tavoli e panche. Tempo di attesa stimato per mangiare, dai quaranta ai sessanta minuti, preziosi piatti di plastica con posate della stessa materia, si, quelle che si rompono subito, salviette di carta, vino in brocca che costa come il Pinot. Brusio agghiacciante, i gabbiani volano con l’ovatta intorno alla capoccetta, cigni e anatre sono ammucchiati, tremanti al centro del lago.
Commenti da neurodeliri:
-” Certo, mangiare il pesce fresco, con la brezza marina, è un’altra cosa ” ,
-” Abbiamo perso il gusto dei sapori genuini “,
-” Oh, troppo bello, torniamo anche l’anno prossimo “.
Nel caso il brusio non fosse sufficiente, alla fine del serpentone ti becchi il Taka-Ta, musica a tutto volume che fa staccare le foglie dagli alberi. Da notare, i ristoranti, che offrono le stesse cose, sono rigorosamente vuoti perchè non abbastanza pecorecci, poi ti danno le posate normali. Il lungo lago è impraticabile, se arrivano dieci persone, camminano schierati, come le falangi romane.
D’altra parte a Roma non lo possono fare, le macchine li arrotano, si sfogano qui. Uscire di casa è semplice, mi trovo sul lato destro, vengo travolto dalla folla e rotolo a valle tipo valanga. Rientrare è problematico, anche se si tratta di pochi metri, mi ritrovo dalla parte sinistra a fare il salmone. Dopo venti minuti di tentativi disperati, quando un lungone mi ha detto:
-” A moro, che cazzo te spingi, stai contromano, sei cecato? “,
ho perso i residui freni inibitori:
-” PORCACCIA PUTTANA, IO CI ABITO CONTROMANO, M’AVETE ROTTO I COGLIONI “.
Che soddisfazione, mi sono sentito Mosè quando si sono aperte le acque. Sui gradini di casa ho trovato tre giovanotti che sbirrazzavano,
-” Gioventù bruciata, la birreria sta in fondo, levatevi dalle parti basse ” .
Sono rientrato con Cesaretto in preda a giramenti di testa, mi sono affacciato al terrazzino, ho guardato in basso la fiumana di buongustai e mi è scappato un ” Mortacci vostri ” .
Me sa tanto, che sono leggermente asociale.

 

L'immagine può contenere: una o più persone e persone in piedi

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