DI BARBARA PAVAROTTI
Cari amici che non vivete nella capitale, mi chiedete di Roma: sì, è sporca, sporchissima, cartacce per terra, cassonetti semi distrutti che andrebbero rimpiazzati. Ma non è una novità: è sempre stato così, con qualunque giunta di ogni colore. Con Marino, Alemanno, Rutelli, Veltroni. Roma non cambia. E gioca molto in questo la maleducazione e l’inciviltà dei cittadini e dei negozianti. La raccolta differenziata è un miraggio, nei cassonetti si riversa di tutto a caso. E poi Roma è un suk: dovunque bancarelle, gente che improvvisa un tavolino dove esporre qualche merce. Gli stranieri, africani, arabi, indiani, ti inseguono per venderti qualcosa. Così si usa nei loro paesi e così fanno a Roma. Ti implorano, ti perseguitano e onestamente non puoi comprare tutto. Fuori dalla banca c’è un tizio travestito da marionetta che chiede soldi, idem fuori dal supermercato. Gli italiani che chiedono l’elemosina sono pochissimi, ci sono loro, arrivati da altri paesi a implorare soldi. Le strade? Tutte dissestate, con rattoppi, come al solito, come sempre. Non è la giunta Raggi: è Roma che è malata, Roma e chi ci vive che se ne frega del decoro. Poi Roma è bellissima, un incanto, una città dove vedi facce di ogni tipo e dove il perenne flusso di gente in movimento ti fa sentire immerso nella vita. Ma non è merito nostro la bellezza di Roma: è merito dell’antichità e noi la stiamo solo distruggendo ogni giorno con la nostra incuria. Perchè pensiamo che possa sopportare tutto, invece non è vero. Roma sta collassando sotto la maleducazione di chi ci vive.
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