DI LARA CARDELLA
Fabrizio Corona è stato condannato a un anno di carcere ed esulta. Non conosco quest’uomo, fin troppo chiacchierato, ma m’interessa molto un discorso sulla reale utilità della galera, in taluni casi. Ammesso e concesso che serva ad eliminare il pericolo di un nuovo tentativo di delinquere, rieduca? A me non sembra. Corona è stato detenuto, continuerà a scontare la sua pena in galera, ma ripete “Non sono un delinquente”; non appena ha avuto la possibilità di star fuori dal carcere, è tornato, con maggiore accanimento di prima, alla sua vita. Una vita che non gli lascia tregua, nell’ossessione di accumulare denaro, nell’incapacità di vivere a ritmi umani. La galera l’ha convinto ancor di più di essere una vittima, nessuna coscienza dei reati commessi. Persone come lui non trarranno alcun giovamento dalla detenzione né dall’essere affidati ai servizi sociali. Ha un figlio, una madre che non gli fa mancare il suo appoggio mai, ma è votato alla distruzione, se nessuno gli insegnerà a sostituire i valori che ha messo al centro della sua vita. Farlo rendere conto che si può campare dignitosamente con milleduecento euro al mese sarebbe un passo essenziale per il suo recupero. Corona deve scontare la sua pena, ma il carcere non è la soluzione, per lui, così come per molti altri. Avrebbe bisogno, estremo bisogno , invece, di essere curato.
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