DI ALESSANDRO ALBANO (nostro corrispondente da Londra)

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Londra. Poteva rivelarsi decisivo per le sue dimissioni l’incontro di oggi a Westminster tra Theresa May e il “gruppo del 1922′ – i parlamentari Tory senza incarichi di governo. Invece, i deputati conservatori hanno prolungato la fiducia al primo ministro che per la prima volta dopo le elezioni ha parlato al suo partito riunito. “Io vi ho messo nei guai, e io vi tirerò fuori” ha detto la premier di fronte ai parlamentari, assumendosi la responsabilità della delusione elettorale. “Sono a servizio del partito da quando ho 12 anni – ha aggiunto – e continuerò a servirlo fino a quando il partito vorrà”.

Secondo alcuni deputati, la premier è apparsa “genuinamente contrita, ma non in ginocchio” e si è mostrata “molto preoccupata per i deputati che hanno perso il loro seggio; alcuni sono in difficoltà economica e ha detto che il partito li aiuterà”. La May avrebbe poi chiesto scusa ai colleghi che hanno perso il posto a causa delle elezioni anticipate.

La premier ha anche assicurato i colleghi riguardo ai prossimi accordi con il partito unionista irlandese che garantiranno, per ora, i numeri necessari per il raggiungimento della maggioranza assoluta. In particolare, ha anche specificato che l’alleanza con il Dup non avrà alcuna influenza sulle politiche in merito ai diritti civili e della comunità lgbt, e ha inoltre aggiunto che non verranno riconsiderate le decisioni in merito alla questione nord-irlandese.

Sebbene l’incontro si sia concluso con un lungo applauso da parte di tutti i parlamentari, compresi i “peones” del partito, il destino di Theresa May rimane ancora incerto. C’è chi ipotizza che le sue dimissioni avverranno tra un massimo di 6 mesi a causa dell’impossibilità di governare con soli 2 seggi parlamentari in più, e c’è anche chi parla di una possibile chiamata alle urne entro la fine dell’anno; possibilità questa che è ha già trovato favorevole il leader del partito labourista Jeremy Corbyn, molto fiducioso di una vittoria labour alle prossime elezioni.

Ciononostante, l’azione di Theresa May per formare la nuova squadra di governo e prepararsi al meglio per l’inizio dei negoziati con la Bruxelles, non si ferma. Ieri, l’annuncio del ritorno di Micheal Gove, ex ministro della giustizia ed eminente voce della campagna per il Leave, come ministro dell’Ambiente nel nuovo esecutivo. La scelta ha portato la stampa a pensare che qualsiasi discorso relativo ad una possibile “soft” brexit sia a questo punto da escludere. Ma secondo indiscrezioni, alcuni membri del partito conservatore sarebbero in contatto con il partito labourista per trovare una soluzione che possa avvicinarsi ad un compromesso e ad un mandato negoziale condiviso per una brexit appuntio più “morbida”. Secondo il Telegraph, le due parti starebbero lavorando all’ipotesi di creare una speciale commissione bipartisan sulla Brexit che assicuri un divorzio dall’Unione europea il meno traumatico possibile. L’opzione più discussa è quella di cercare di portare il Regno Unito ad acquistare lo status politico di Norvegia e Svezia – controlli doganali ma mercato libero.

Chiesto qualora la perdita della maggioranza nelle elezioni possa avere qualche influenza nei piani per una brexit condivisa, Michael Gove ha risposto che in un momento delicato come questo “è necessario procedere con il massimo consenso possibile, e quindi prendere in considerazione le ragioni di chi ha votato per rimanere nell’Unione”. Se fino a pochi giorni fa sia la May sia il ministro per la Brexit, David Davis, escludevano qualsiasi alternativa alla “hard” brexit, ora la disperata ricerca di una maggioranza per proseguire nei termini della legislatura potrebbe portare il primo ministro a riconsiderare le posizioni prese e aprire verso chi, anche tra le fila dei Tories, considera un piano d’uscita condiviso l’unica strada possibile per permettere al Regno Unito di ottenere il miglior accordo possibile con Bruxelles.

Nella giornata di oggi è atteso l’incontro con il Dup per la conferma dell’accordo a sostegno del nuovo esecutivo e nel pomeriggio il viaggio a Parigi per l’incontro con il neo eletto presidente francese Emmanuel Macron.

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