DI- STEFANO ALGERINI
Non è finita 16-0, ne hanno persa una, ma la sostanza è che i Golden State Warriors sono campioni Nba dopo aver triturato la concorrenza. Il complessivo 16-1 è comunque spaventoso: e quella unica partita lasciata per strada, la quarta della serie finale con Cleveland, se possibile fa ancora più “paura”. Sì, perché i Cavaliers di Lebron ed Irving si sono dovuti inventare una partita da 80 punti nel primo tempo! Qualcosa che si pensava potesse succedere solo nel circo a tre piste dell’All Star game.
Ma tant’è: una partita estemporanea era l’unica possibilità per fermare, sia pure in maniera occasionale, l’invincibile armata gialloblu. Sono talmente forti i rappresentanti della baia di San Francisco che… giocano male. Sembra paradossale ma non lo è. In questa finale si è vista una quantità di scelte, di tiri, totalmente fuori dal mondo, fuori equilibrio, fuori di testa. C’è un problema però: li mettono! Kevin Durant in questi playoff ha fatto cose che non si erano mai viste su questo pianeta. Tiri lasciati andare da altezze (lui è una guardia di 2.06) e distanze improponibili per qualunque difensore. Chi scrive all’inizio dei playoff paventava qualche possibile problema di bilanciamento per Golden State, dovendo inserire uno così in un gruppo già provvisto di “macchine sparapalloni” come Curry e Thompson. Ecco: meglio andare dietro la lavagna…
No, davvero nessun tipo di problema. Una santabarbara continua che ha annichilito qualunque avversaria. Resta è vero un piccolo dubbio: se Zaza Pachulia non avesse azzoppato Kwahi Leonard a metà terzo quarto della prima partita con San Antonio con gli Spurs avanti di 20, sarebbe potuto cambiare qualcosa? Beh, di sicuro quella partita la banda di Popovich e Messina l’avrebbe portata a casa. E sotto uno a zero con una sconfitta in casa, e con dall’altra parte quei due stregoni in panchina magari gli Warriors non avrebbero perso la serie, ma certo avrebbero sudato sette magliette. Così invece sono passati col telepass.
Nel complesso peraltro non sono stati dei bei playoff, anzi. La stragrande maggioranza delle partite sono finite con scarti ampi, se non amplissimi. Le partite veramente belle si contano sulle dita di una mano, e forse la più divertente in assoluto è stata la sesta tra Milwaukee e Toronto, dunque tra due squadre di una o due categorie sotto ai vincitori. E questo appare adesso come il vero problema per il futuro della lega più amata al mondo: l’equilibrio.
Già, per noi sembra una barzelletta, immaginatevi la Lega Calcio preoccupata per la mancanza di equilibrio del nostro campionato: ci sarebbero rivolte in parlamento! Come si permettono? E invece da loro se ne interessano eccome. Perché sanno che la squadra invincibile può andare bene per un paio d’anni, poi però la gente si stufa di assistere ad uno spettacolo di cui sai già il finale. E dunque cercheranno di trovare il sistema per arginare lo strapotere degli Warriors. Anche se per il momento la famosa “luxury tax” non sembra sufficiente. Questa estate la franchigia californiana rifirmerà Stef Curry alla “modesta cifra” di 40 milioni di dollari annui, e per farlo (oltre a spendere un botto per la tassa sul lusso di cui sopra) dovrà risparmiare sul cast di supporto. Ma non pare un problema, un po’ per la forza di quei tre di cui abbiamo già parlato, e un po’ perché di giocatori medi pronti a guadagnare qualcosina meno per salire sul carro dei vincitori ce n’è una fila alla porta della società di Oakland.
Al commissioner della lega Adam Silver e ai suoi cervelloni il compito di risolvere “il problema”. Per ora onore alla squadra vincitrice che, comunque è bene ricordarlo, fino a pochi anni fa era una specie di “Cayenna”, dove nessun giocatore andava volentieri, perché si arrivava regolarmente ultimi e, causa fuso orario, le partite in casa venivano ignorate allegramente dall’universo mondo. Il che fa capire abbastanza bene come, dopotutto, il sistema Nba funzioni meglio di qualsiasi lega sportiva al mondo.

 

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