DI PADRE MAURIZIO PATRICIELLO
Per quanto male possa fare, la verità va detta e ripetuta. A Sant’ Antimo, nel Napoletano, la polizia ha scoperto in una casa più di 300 schede elettorali da riconsegnare poi agli elettori con il nome del candidato da votare. Le mani della camorra sulla campagna elettorale, è evidente. Non è una novità. È sempre successo. La novità sta nel fatto che, almeno questa volta, qualcuno è stato trovato con le mani nel sacco. Qualche riflessione si impone. La prima è che la politica appare al cittadino medio sempre più distante dai suoi problemi, dalle sue aspettative, dai suoi figli. L’ astensione registrata anche in questa ultima tornata elettorale la dice lunga. Il partito del non voto, ancora una volta, ha alzato forte la sua voce. Voce dolorosa, di dissenso, di chi va smarrendo la speranza in un cambiamento che sia veramente tale. Il popolo sovrano non si sente sovrano per niente. Al contrario avverte di essere manovrato, bistrattato, umiliato. Confuso. Una seconda riflessione sul vergognoso fatto registrato a Sant’ Antimo. Le schede elettorali appartenevano a famiglie residenti in un quartiere popolare, dove i più poveri sono stati ammassati e poi dimenticati. Dove lo Stato è assente e la gente lasciata a se stessa. Dove la maggior parte delle famiglie è a reddito zero. Gente che non si intende di politica. A queste persone, che stentano a tirare avanti, che sopravvivono a una crisi che non tende a diminuire, qualche politicante scaltro in cambio del voto offre 50 euro. Cifra irrisoria, direte voi, e vi sbagliate di grosso, perché i poveri con 50 euro riescono a sopravvivere per diversi giorni. Ma non è tutto. La promessa più importante fatta ai poveri è per il futuro. In un paese, Sant’ Antimo, che non offre niente, dove anche i diritti più elementari occorre invocarli come fossero favori, la gente, cui nessuno bada, può avere qualche speranza per il domani. I cittadini conoscono quel personaggio, il suo nome, i suoi parenti, la sua casa. Da lui, un giorno, potranno recarsi a chiedere il classico “ favore”. Per quanto possa sembrare blasfemo, chi acconsente a vendere il suo voto, a suo modo, sta facendo un investimento. Sta giocando le sue carte. Come tutti in fondo, pensa. E se avessimo la pazienza di fermarci a ragionare con lui, ci accorgeremmo che il suo argomentare un filo logico ce l’ ha. Perché le “amicizie” a livello locale, nei paesi dove lo Stato è latitante, contano. E non poco. Per fare un solo esempio, domenica 11 giugno nelle campagne e nei paesi che circondano Sant’ Antimo, c’ è stata una vera esplosione di roghi tossici. Si è bruciato di tutto, dappertutto, sotto gli occhi di tutti. I volontari, i cittadini come sempre hanno fotografato, filmato, denunciato lo scempio in atto. Dopo anni di lotte siamo ancora a questo punto, nonostante la regione abbia finalmente ammesso l’ aumento di patologie tumorali nei nostri paesi. Una pena. Le mamme, terrorizzate per la salute dei propri figli, invocavano aiuto. C’ era chi pregava e chi inveiva. Chi offendeva e chi malediceva. I roghi, imperterriti, hanno continuato a bruciare per tutta la giornata. Figuriamoci di notte. Questa gente è stufa di sorbirsi anche le prediche dei responsabili della cosa pubblica che ancora non sono riusciti o non vogliono risolvere il problema. Tanta gente è stanca, scoraggiata, avvilita, non si fida e ritiene inutile perfino recarsi a votare. Occorre scendere negli animi per cercare di capire. Camminare per le strade, entrare nelle case, parlare con le persone in carne e ossa. In questo contesto c’è chi del suo diritto al voto ne fa merce da vendere. “Tanto sono tutti uguali”, lo senti farfugliare con gli amici. Discorso pericolosissimo, da cui prendere immediatamente le distanze. Ma un discorso in cui la politica, la cultura, la stampa, le persone perbene debbono immergersi fino a farsi male. Perché se la camorra continua a essere una zavorra che ci annega e dalla quale facciamo fatica a liberarci, è anche perché riesce a tenere in pugno un territorio malfamato. E tutti sanno che manovrare cittadini disoccupati, malfamati, ignoranti è cosa semplicissima. Pur senza volerlo, i poveri, gli immigrati senza controllo che affollano le nostre strade, possono essere funzionali alla camorra. La faccenda di Sant’ Antimo mi addolora ma non mi meraviglia per niente. Non ci troviamo di fronte a un caso isolato, ma a un fenomeno da affrontare e studiare con onestà, intelligenza, desiderio di cambiamento. In questi giorni in cui partiti e movimenti sono alle prese con l’ analisi del voto, bene faremmo a chiederci con quanta libertà può esprimere il suo voto un padre di famiglia cui manca il pane da portare ai figli. Quando la povertà si fa miseria, i poveri vendono quel poco che hanno per far fronte alle necessità primarie. Dopo le cose non di rado mettono all’ asta anche la dignità. Questi poveri, oggi, ci spiegano, meglio di qualsiasi discorso teorico, come stanno le cose in tante parti del nostro Meridione
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