DI PAOLO DI MIZIO
Vengono chiamati i Bacha-bazi, letteralmente i “bambini che ballano“. Sono gli schiavi sessuali della tradizionale e diffusa pedofilia che vige in Afghanistan. Bambini tra gli otto e i quattordici anni vengono comprati, approfittando della povertà estrema dei loro genitori, o vengono rapiti, e in questo caso si tratta spesso di orfani, che in Afghanistan abbondano. Quei bambini sono poi costretti a vestirsi da donne e a ballare con movenze femminili davanti a gruppi di uomini per suscitare la libidine dei loro “proprietari”. Da qui il nome di “bambini che ballano”.
Ovviamente tutto questo è il preludio e il contorno dell’abuso sessuale costante e protratto e violento al quale i “femminielli” vengono sottoposti dai loro “padroni”. I bambini che oppongono troppa resistenza all’abuso, spesso vengono uccisi come insetti fastidiosi.
I superstiti saranno liberati al compimento dei diciotto anni d’età. Soffriranno per tutta la vita di danni psicologici irreversibili, e inoltre saranno condannati a vivere nel disprezzo della società bigotta, che li evita come oggetti impuri e scandalosi.
In Afghanistan la legge, in teoria, vieta i rapporti omosessuali, compresi i rapporti omosessuali pedofili. Ma solo in teoria. La pratica dei Bacha-bazi è largamente, anzi totalmente tollerata. Perché è tradizione e perché i “proprietari” dei “bambini che ballano” sono in genere gente ricchissima e molto pericolosa. La pedofilia è praticata anche dai talebani, ovviamente.
Un veterano dell’esercito americano racconta che ai soldati americani era espressamente proibito dai loro comandanti di intervenire a difesa dei bambini anche quando questi venivano violentati all’interno di basi militari americane. Il motivo era di non interferire con “usanze locali” e non creare pericolosi attriti con gli afghani. “Li sentivamo urlare mentre venivano stuprati, ma non potevano muovere un dito”.
Non è una peculiarità del solo Afghanistan. La verità è che le culture nelle quali il ruolo della donna è fortemente sottomesso e dove la sessualità femminile è sostanzialmente negata o disprezzata, provocano sempre delle vistose devianze sessuali nella parte maschile. Succede in quasi tutto l’islam, in particolare laddove la fede islamica è più severa e retrograda, come in Arabia Saudita e negli Emirati arabi. È noto che i milionari del Golfo Persico importano lady-boys dalla Thailandia e da altri paesi del sud est asiatico e poi li mantengono come concubine di lusso, non nelle loro case ovviamente (perché esporrebbero quegli schiavisti ipocriti allo scandalo sociale) ma chiusi in suites di grandi alberghi, tra agi e ricchezze, come fossero le donne di un harem.
Credo che anche l’ebraismo, che ha al fondo una forte carica di misoginia, soffra di questo genere di problemi. Ci sono rabbini israeliani che giustificano la pedofilia e ci sono rabbini che, quando praticano la circoncisione, ossia il taglio del prepuzio nei maschi neonati, spesso (o forse sempre) succhiano il pene del bambino con la bocca per asportare il sangue. Anche questa prassi è una spia evidente di squilibri della sessualità indotti dalla cultura (ossia dalla religione) vigente in quella particolare società
Va ricordato, per amore di imparzialità, che la pedofilia era largamente diffusa – tra il clero e nel popolo – anche nelle società cristiane del Medioevo e dintorni, allorquando la donna, sulla scia della misoginia che il cristianesimo aveva ereditato dall’ebraismo, era considerata la causa prima del peccato originario o addirittura l’arma del diavolo per corrompere gli uomini (vedi Savonarola e tanti altri). Lo stesso Machiavelli in una lettera confessava di essere sessualmente eccitato dalle donne e dai bambini, senza doversi per questo vergognare.
E infine, tanto per capire come è cambiato il mondo, va ricordato che l’amore per i ragazzi in età puberale era una caratteristica anche del mondo ellenico classico e venne largamente importata a Roma verso la fine della Repubblica e l’inizio dell’età imperiale. Finì per essere consderata una prassi normale, anzi addirittura distintiva dei ceti più ricchi, nonostante la Roma delle origini fosse stata estremamente severa verso l’imperdonabile “vizio greco”. Molti imperatori ebbero al loro fianco giovincelli coi quali intrattenevano rapporti erotici, sessuali e sentimentali.
Lo stesso Giulio Cesare, secondo storici a lui malevoli, pur avendo conquistato il cuore di Cleopatra, la “donna più bella del mondo”, sarebbe stato da giovane, tra i 17 e i 19 anni d’età, il “femminiello” di Nicomede IV re di Bitinia, e di quella esperienza gli sarebbe rimasta una fama di grande dongiovanni bisessuale, che permise a un avversario politico (forse lo stesso Cicerone) di definirlo in un discorso al Senato “il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”.

 

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