DI MARTA ECCA
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Stamane ho fatto la fesseria di rispondere a un consigliere comunale del M5S che, sui social, grida alla giustizia fai da te nei confronti di un uomo di colore perché se l’è ritrovato davanti a casa della madre.
Fesseria perché ho fatto il pieno di rabbia, da smaltire con una corsa.
Peccato ci siano 27°C.
“Non sono razzista ma se ti ospito non puoi compromettere il nostro quieto vivere”, dice il consigliere di un comune in cui due mesi fa un concittadino ha massacrato a coltellate la vicina di casa perché il pappagallo diceva parolacce.
Ma il problema sono i migranti, mica l’ignoranza che emerge dai commenti di chi lo segue che non vede l’ora di individuare nell’uomo nero il nemico.
Il problema non è certo il consigliere che ignora i doveri istituzionali che derivano da un’elezione.
Quando gliel’ho ricordato, mi ha risposto che è un uomo libero, non un politico. Del primo partito del Paese.
Ma certamente.
Con questa realtà noi dobbiamo fare i conti.
Lo dico a chi millanta posizioni di sinistra e cavalca il malumore sociale pronto a esplodere per una manciata di voti, sottovalutando il bisogno urgente di arginare la guerriglia fra gli ultimi.
Lo dico a chi amministra con il marchio “centrosinistra”, e non si cura di educare la comunità alla convivenza, che non può prescindere dal rispetto delle diversità, e lascia spazio al peggio che avanza sotto i nostri occhi.
La Politica è una cosa seria, per davvero.
Votare persone che non hanno la minima percezione di cosa sia, la Politica, è da irresponsabili.
Assistere alla deriva in corso senza preoccuparsi di agire, subito, lo è ancora di più.
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