DI VIRGINIA MURRUvirginia-murru-alga
Secondo un rapporto redatto dall’Unesco, Science Report “Towards 2030”, il mondo giovanile tende ad orientare la propria formazione su un programma di studi che prevede l’iscrizione ad una facoltà universitaria. La tendenza a completare la propria istruzione con la frequenza di un corso di studi universitario, è globale. Gli studenti, secondo il report (che ha considerato il quinquennio 2010/15) sarebbero ben 200 milioni, sparsi in tutti i continenti. Il trend è in ascesa continua, tanto che nel volgere di una decina d’anni, con i ritmi dello sviluppo scientifico mondiale, potrebbero aumentare considerevolmente.
In base a questi studi, portati avanti da circa 50 esperti nei cinque continenti, e terminato alla fine del 2016, in 54 stati la metà dei ragazzi è iscritto ad un ateneo, mentre  una ventina d’anni fa, erano appena 5 i paesi che potevano vantare un elevato grado d’istruzione nella società giovanile.
Sono risultati che mettono in primo piano un investimento in termini di istruzione sempre più diffuso, scelte agevolate anche dall’infinita gamma di specializzazioni che trova applicazione in ogni ambito della vita sociale. Un giovane su tre concepisce la realizzazione del proprio futuro attraverso gli studi universitari, anche perché, l’offerta di istruzione nel terzo millennio, è in sintonia con le esigenze del progresso.
L’Italia non è esclusa da questo cerchio luminoso di prestigio internazionale, l’Università di Trieste, per esempio, sul piano dell’internazionalizzazione, è decima al mondo. Purtroppo il nostro paese non brilla quanto a numero di laureati, che rappresentano solo il 25% della popolazione giovanile tra i 30 e i 34 anni; il che rapportato al 70% dei laureati della Corea del Sud (il 70%), fa sicuramente torto alle nostre radici culturali.
Da mettere in evidenza, tuttavia, il boom di iscrizioni registrato in Italia nell’anno accademico 2016/17, tra tutti gli atenei spicca sicuramente l’Università degli Studi di Perugia, rispetto all’anno accademico precedente, ci sono stati quasi 2 mila iscritti in più. Il primo Ateneo in Italia, se si considerano le percentuali di iscrizioni.
Il rettore Franco Moriconi dichiara al riguardo:
 “Offriamo copertura totale delle borse di studio, nonché agevolazioni sulle tasse, abbiamo riaperto corsi di laurea a numero chiuso e il centro storico mette a disposizione un gran numero di aule per lo studio”.
Queste impennate nelle immatricolazioni sono dati che, per trovare similitudini (nel riscontro delle iscrizioni), riporta indietro di 15 anni. Il quotidiano Repubblica, con una ricerca sul campo, ha analizzato 26 Atenei, nei quali risultano 12.295 iscritti in più rispetto al 2016, con un tasso di crescita del 4,3%. Un autentico boom, una tendenza che non può che essere incoraggiante. Le condizioni di accesso del resto sono decisamente migliorate, attraverso agevolazioni sulle tasse universitarie,  attenzioni e incentivi (borse di studio), che rendono la frequenza meno onerosa.
Dal rapporto dell’Unesco emergono anche dati, per così dire di merito, per quel che attiene al prestigio delle migliori Università del pianeta. Per ‘trattare’ questi dati con criteri opportuni, si è adottato l’”Higher Times Education”, metodo di ranking secondo il quale si arriva alla classifica delle prime 10 Università, quelle più blasonate, e qui gli Usa fanno la parte del leone, perché 6 di queste sono proprio americane, in Europa 3 se le aggiudica il Regno Unito, e la restante (1), la Svizzera.
E basterebbe citarne alcune per capire di che genere di calamita parliamo in termini di Atenei: Oxford, Massachusetts Technology, Harvard University, Imperial College London..
Sono proprio gli States ad accogliere il maggior numero di studenti per dottorati internazionali, ma gli Usa primeggiano anche nel campo della ricerca universitaria, praticamente dominano su tutti gli altri paesi.
Le donne nell’ambito scientifico della ricerca sono ancora in minoranza, il che non è edificante in termini di parità di genere.
.Dalla ricerca dell’Unesco emergono ‘assetti’ nel versante dell’istruzione, che  ormai non sorprendono più, come il dato in rilievo sui ranking scolastici, che colloca al primo posto un paese del nord Europa (Finlandia) e uno del sud-est asiatico (Corea del Sud), i quali possono contare il 70% di laureati, tra i giovani intorno ai trenta anni. Ed emergono dati curiosi, come l’Università del Taiwan (la China Medical University), risultata la più ‘internazionale’ nel mondo, quasi la totalità della sua attività si pubblica in stretta collaborazione con altri atenei.
La Cina si distingue per la difficoltà di accesso agli studi universitari, circa dieci milioni  tentano l’iscrizione ad un ateneo, sottoponendosi a test ed esami che hanno una durata di 9 ore. Mentre la Malesia si candida a diventare il sesto ‘polo di attrazione’ internazionale per studenti tra qualche anno. Da notare, nel panorama globale, l’intensificarsi della mobilità nel campo della ricerca.
Punti di riferimento, quando non ‘fari’ (in particolare si distinguono gli atenei tedeschi per l’alto grado d’innovazione) restano le università degli Stati europei, tra gli 8 milioni di ricercatori nelle università di tutto il mondo, il 22% sono europei. L’Unione europea ha il primato delle pubblicazioni universitarie.

 

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