DI GIORGIO DELL’ARTI
Nella Grenfell Tower sono morti almeno in dodici, un numero a cui non crede in realtà nessuno e che, secondo le stesse forze dell’ordine inglesi, è destinato a salire. Tra le vittime potrebbero esserci degli italiani. Risultano sicuramente dispersi, al momento, Marco Gottardi, 27 anni, proveniente da San Stino di Livenza (tredicimila abitanti in provincia di Venezia), e Gloria Trevisan, ventisettenne anche lei, di Camposampiero (dodicimila abitanti, Padova). I due lavoravano a Londra da tre mesi e abitavano al 23° piano del grattacielo. L’agente immobiliare Beatrice Antonini, della Real Estate Genius, raggiunta da Radio 24, ha detto: «Nell’edificio abbiamo cinque appartamenti affittati e alcuni clienti sono italiani. Ci sono di sicuro due famiglie italiane con bambini. Al momento, di loro, non sappiamo niente». I feriti sono un’ottantina, di cui almeno 20 in gravi condizioni.
Ricostruiamo la vicenda.
L’incendio dovrebbe essere scoppiato intorno all’una di notte, per cause tutte da capire. Lingue di fuoco che si levano rapidissime, e in appena sei minuti avvolgono per intero l’edificio in cemento, guizzano fino al 24° piano fiammeggiando fuori dalle finestre, bruciano ogni cosa. Da tutta Londra si vede il rogo. Testimoni, che però non si sa ancora quanto attendibili, raccontano scene drammatiche: una madre di sei figli si precipita giù per le scale con i bambini, percorre di corsa i 24 piani vincendo il fumo che la soffoca e giunta al portone si rende conto che due delle sue creature non ci sono più. Un’altra madre, affacciandosi da una finestra del nono piano, grida al marito che sta in strada e poi gli getta il suo piccolo avvolto in qualche coperta. L’uomo riesce con  un balzo ad afferrare il fagotto e a evitare che il neonato si sfracelli. Altri dicono che si son visti uomini e donne, bloccati dal fuoco sulle scale, saltare dalle finestre, ripetendo una delle scene più drammatiche dell’11 settembre. Così è passata la notte, mentre i quattrocento vigili del fuoco, accorsi sul posto quasi subito, allontanavano la folla creando un’area di rispetto con raggio di cento metri. S’è temuto per molte ore, infatti, che Grenfell Tower collassasse, esattamente com’era accaduto alle Twin Towers.
Dopo quante ore sono riusciti ad aver ragione del fuoco?
L’edificio ha bruciato tutta la notte. All’alba le fiamme risultavano spente quasi per intero. La torre era avvolta da un fumo nero densissimo, che alzandosi al cielo mostrava alla Londra che si stava svegliando che cosa era successo e dove.
Diciamo qualcosa di questa torre.
Si trova nella municipalità di Borough a Kensington e Chelsea, non lontano dall’area popolare di Notting Hill, a una decina di isolati dal mercato di Portobello. Uno dei suoi affacci è su Latimer Road, proprio di fronte alla stazione della metropolitana, che è stata naturalmente chiusa. È un edificio di 24 piani, che ospita 120 appartamenti, costruito negli anni Settanta nel quadro della politica sociale dei governi di quegli anni, che voleva offrire ai cittadini con redditi più bassi case popolari a poco prezzo. Quello che da noi si fece con la legge 167. Con gli anni, il livello dei prezzi si è un po’ alzato e gli appartamenti in questione sono vissuti dal mercato come non troppo popolari, alla fine. Ma è comunque edilizia pubblica, e questo crea, almeno a livello locale, un caso anche politico. Il sindaco Sadiq Khan per ora s’è limitato a definire l’accaduto «un incidente grave», e a escludere la pista terroristica.
So però che gli inquilini l’anno scorso avevano protestato.
Sì, lo scorso novembre sul blog condiviso dagli abitanti della Torre era apparsa questa frase: «Solo un grande incendio nel grattacielo, con conseguenze devastanti, dimostrerà le vostre responsabilità». Parole dirette alla società (privata) a cui il comune ha affidato la gestione della Grenfell Tower. Il blog citava pericolosi difetti nell’impianto di cablaggio dell’edificio, sul sistema anti-incendio e le uscite di sicurezza. Un rogo era già scoppiato nel 2013 «con conseguenze che potevano essere devastanti». Ieri si parlava di allarmi anti-incendio che non hanno funzionato e di piantine per indicare le vie d’uscita d’emergenza sbagliate. La Rayon Ltd aveva completato l’anno scorso una ristrutturazione da dieci milioni di sterline, al termine della quale – pare – qualche appartamento era stato venduto a privati. Sono tutti dettagli che saranno di sicuro chiariti da un’inchiesta. Sulle origini del focolaio che ha dato il via alle fiamme si ipotizza un frigorifero difettoso al quarto piano, oppure un accumulo di spazzatura al piano terra, o la solita sigaretta accesa di qualcuno che fuma a letto e addormentandosi ha dato fuoco a un abat-jour. Per ora sono poco più che invenzioni.
Per qualche ragione, ho l’impressione che questa tragedia renda più difficoltosa la formazione del governo.
Può darsi. Ieri bisognava annunciare l’accordo raggiunto tra la May e il gruppetto dei deputati nord-irlandesi che dovrebbe assicurare ai conservatori la maggioranza. È stato rinviato tutto. Corbyn ha chiesto che la premier venga a riferire in Parlamento e ha criticato la politica dei tagli attuata in questi anni. I senza casa sono accolti per ora nel Westway Sports Centre, a pochi isolati di distanza, ma hanno aperto le loro porte per ricoverare i senza-tetto sia le chiese cristiane che le moschee della zona.
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