DI MICHELE ANSELMI

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Sempre a proposito della palpitante domanda trasformata nel titolo di un recente convegno organizzato con pompa magna dall’Anica di Francesco Rutelli: “Dove va il cinema italiano?”. Non so dove vada, francamente, ma so che, nel corso delle vivaci chiacchiere tra autori e produttori, s’è parlato di “La tenerezza” di Gianni Amelio e di “Fortunata” di Sergio Castellitto come di due formidabili successi legati al cinema d’autore. Certo, ogni anno bisogna fare i conti con risultati al ribasso e previsioni da ritoccare, ma informo i non addetti ai lavori di quanto segue. A ieri, mercoledì 14 giugno, “La tenerezza”, ormai all’ottava settimana di programmazione, è a quota 2 milioni e 158 mila euro di incasso (gira ancora in 13 copie). Sempre a ieri, “Fortunata”, alla sua quarta settimana, è fermo a 1 milione e 776 mila euro (con 167 copie). A me piace molto il film di Amelio, lo trovo profondo e toccante, una riflessione non convenzionale sulla vecchiaia e non solo, penso che sia uno dei suoi migliori da parecchi anni a questa parte, e credo che i lettori del premio Ciak d’oro abbiano preso una bella cantonata preferendogli “La pazza gioia” di Paolo Virzì. Su “Fortunata”, per le note vicende che un po’ mi riguardano, non mi pronuncio. Però, mi chiedo e chiedo ad amici esperti del ramo, come si fa a considerare dei successi esemplari incassi risicati di questa consistenza?

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