DI MAURIZIO PATRICIELLO

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“ Stiamo lottando allo spasimo ma la sanità è in mano alla camorra”. A pronunciare queste parole è nientemeno il governatore della Campania, Vincenzo De Luca. Per noi, popolo campano, è come quando, affamato, ti rechi al ristorante e ti portano il menù. Leggi, scegli, ordini, attendi. Passa mezz’ora ed ecco giungere un altro cameriere con il menù. Delle pietanze ordinate, però, nemmeno l’ ombra. Oppure quando, malato, ti rechi dal medico. Ti accoglie, ti interroga, ti visita, ti prescrive ulteriori analisi da fare. Una settimana dopo, ritorni, la diagnosi è chiara, i dolori atroci, ma la terapia non arriva. Che la camorra in Campania ha le mani in pasto dappertutto lo sanno anche i bambini dell’ asilo. Che gli ospedali napoletani lasciano tanto, ma tanto a desiderare è sotto gli occhi di tutti. Che la corruzione non risparmia nemmeno il mondo della sanità è notizia data e confermata. Ma, in che senso la camorra tiene in pugno la sanità campana? E di sono le responsabilità? Ci piacerebbe che il governatore chiarisse meglio il suo pensiero. Ma il fatto non è questo. Dalle legittime autorità costituite, i cittadini non si aspettano per l’ ennesima volta il solo menù, ma vorrebbero vedere la tavola imbandita. Dal governatore i campani attendono che arrivi la terapia per guarire le loro infermità, perché la diagnosi da anni è chiara a tutti. A noi non piace che le nuove amministrazioni – comunali, regionali, nazionali – sembrano sempre ripartire dall’ anno zero. Per quanta distanza possa esserci tra i vari colori politici, le ideologie, i carismi personali, la tabula rasa non esiste. Si continua un cammino intrapreso da altri e se ci si accorge che i vecchi amministratori hanno rubato, bisogna correre a denunciarli. Per carità, De Luca governa la Campania da soli due anni, sarebbe ingiusto scaricare sulle sue spalle un andazzo che dura da decenni. Il cittadino onesto, però, ascolta le parole della più alta carica regionale. Si impressiona, si deprime, si scoraggia. Poi si chiede: « E adesso?». Adesso che certe verità da sempre sussurrate vengono confermate ad alta voce che cosa dobbiamo fare? Da dove dobbiamo ricominciare? Il cittadino onesto si aspetta che da domani si arrivi a un giro di vite per estromettere la maledetta, onnipresente, onnivora camorra dal mondo della sanità. Il cittadino onesto, che ha sempre mantenuto i piedi per terra, riprende a fare i conti e si accorge che tutto torna. Capisce perché i fondi per la sanità non riescono ad arrivare a fine anno. La camorra, con i suoi tentacoli, li divora prima. È normale che le liste di attesa per essere ammessi a un esame diagnostico, a una visita medica o a un intervento chirurgico sono lunghe ed estenuanti. È del tutto logico che le corsie versano in condizioni pietose, con i pazienti ricoverati su vecchie barelle malandate e lasciati a se stessi. Ma come ha fatto la camorra ad arrivare nel santuario sacro degli ospedali? Chi le ha permesso di metterci i piedi? Chi le ha consegnato il passaporto? Tutto torna. Il cittadino comune, però, non riesce a capacitarsi. Non riesce a comprendere i meccanismi attraverso i quali la camorra abbia potuto influire tanto negativamente sul mondo della sanità. È notizia di questi giorni l’ arresto di medici e amministratori di alcuni centri privati di diagnostica per aver incassato denaro pubblico per esami specialistici mai effettuati. La fetida, orribile, vergognosa corruzione dei colletti bianchi. L’ ingordigia di chi dovrebbe avere a cuore il benessere dei pazienti e invece ne fa merce da vendere. O svendere. Il tradimento di coloro nelle cui mani il cittadino onesto affida la sua vita e quella dei suoi cari. Il menù che, per l’ ennesima volta, ci ritroviamo a tavola, lo conosciamo ormai a memoria. Non aggiunge niente a quello che da sempre sapevamo. Anche della malattia di cui soffriamo già sappiamo tutto. Adesso abbiamo fame, vogliamo mangiare. Adesso vogliamo accedere alle cure: vogliamo guarire. Vogliamo vivere, ritornare alla normalità. Siamo stanchi di parate, passerelle, giochi di parole, scaricabarili, figuracce, multe da pagare all’ Europa. Siamo stanchi di vedere i nostri cari ammalati per i quali daremmo la vita, umiliati e bistrattati. In campagna elettorale si promette agli elettori di rimediare ai mali antichi. Si chiede la fiducia del popolo sovrano per uscire da certe strettoie i cui lo hanno cacciato coloro che hanno governato prima. Il popolo ci crede, si fida. Si affida. Al governo della Campania e a quello italiano, al parlamento e alla magistratura chiediamo, dopo le dichiarazioni di De Luca, cosa bisogna fare per uscire finalmente dal burrone in cui siamo stati scaraventati. Come prosciugare la palude puzzolente. Come fare per cacciare a pedate corrotti e corruttori, ignavi e camorristi dai luoghi dove i nostri cari soffrono e tante volte muoiono.
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