DI CLAUDIA PEPE
Gloria Trevisan 26 anni di Camposampiero e il suo fidanzato Marco Gottardi di 27 anni veneziano, hanno lottato di fronte alla morte con una speranza che ogni minuto in più uccideva il loro futuro. La prima volta che il cellulare è squillato, a Camposampiero era buio da un pezzo. «Mamma, è successo qualcosa…». Come qualsiasi figlia di fronte ad un pericolo chiama la madre, e anche Gloria ha voluto comunicare la sua disperazione a chi aveva sempre difeso e protetto le sue scelte.
«Mamma, mi sono resa conto che sto morendo. Grazie per quello che hai fatto per me». Poi, l’addio: «Sto per andare in cielo, vi aiuterò da lì». E qui c’è tutta la bellezza della vita, di una morte che senza preavviso, ti ruba la vita. Gloria era emigrata per realizzare il sogno di fare l’architetto: «Dopo la laurea con 110, in Veneto le proponevano di lavorare per 300 euro al mese. Ma Gloria non voleva pesare su di noi e ha deciso di andare all’estero con Marco. In poche settimane ha avuto l’occasione di guadagnare 1.800 sterline (2.100 euro) al mese. Londra ha saputo offrirle ciò che meritava per le sue capacità». «È colpa dello Stato che costringe i nostri figli a scappare all’estero per cercare un lavoro». Non conosco la loro storia personale, e non fa differenza: erano una coppia di ragazzi che, come tutti noi, stavano facendo dei grossi sacrifici per provare a dare un futuro migliore alle loro vite. Saranno partiti con grandi speranze ed entusiasmo, si saranno sentiti eccitati di vivere nella metropoli Europea che non dorme mai, dove tutto può succedere! La loro morte tremenda è la morte di tutti noi, una tragedia che ha delle vittime e anche dei colpevoli. E tra i tanti colpevoli, c’è anche uno Stato Italiano che ha portato la disoccupazione giovanile, al 34,1% i giovani laureati con il massimo dei voti, dottorandi che per poter essere indipendenti, solo per una pizza con gli amici, un cinema, si mettono dietro ad un bancone del bar il fine settimana, oppure chiamano dalle call center. La fuga dei cervelli dall’Italia non è un fenomeno che si manifesta unicamente nel mondo della ricerca. Molti giovani neolaureati interessati ad utilizzare e sviluppare le proprie capacità lasciano l’Italia poiché non riescono a trovarvi posizioni adatte alle loro capacità, ben remunerate e soprattutto con migliori prospettive di fare carriera. Come dice Emmanuella Ladisa:” Io, ad esempio, ho 24 anni, laureata a 23 e subito dopo contattata da agenzie estere per svariate offerte di lavoro. Ho rifiutato. Le prime 10 volte almeno. Ho cercato in lavoro in Italia, prediligendo il paese che amo, ho cercato in ogni modo a partire dal web fino ad arrivare ai viaggi della speranza in cerca di ottenere colloqui che non fossero truffe e, cercando costantemente, ho trovato: “calci in faccia”, porte sbattute, impiegati che con sorriso quasi malefico accoglievano il CV affermando “potevi risparmiare la strada perché tanto è inutile”. Ma, soprattutto, ho trovato tanta, tantissima, indifferenza. Centinaia di email senza risposta. Ed è proprio questo che fa più rabbia: il fatto che secondo l’attuale Italia, non meritiamo neanche un misero “No grazie, al momento siamo al completo ma la terremo in considerazione in futuro”. Allora, avendo bisogno e voglia di lavorare, mi sono messa a cercare lavori diversi, provando ad abbandonare, temporaneamente, la mia professione. Ho iniziato a navigare tra i vari annunci di lavoro e mi sono scontrata con una realtà ancora più dura: l’impossibilità di lavorare, a prescindere dal titolo di studio. Scorrendo i vari siti, infatti, potrete rendervi conto che buona parte degli annunci sono di questo tipo “cercasi lavapiatti con esperienza di almeno 3 anni, età massima 27 anni, no perditempo”. Questa frase dice tutto da sola. Si cercano solo giovani con esperienza. Insomma, prima di recarvi ai colloqui controllate di essere in grado di bere un bel bicchiere di ghiaccio bollente! Eppure, nonostante tutto ciò, si continua a parlare di “cervelli” o di “gente in fuga” come di persone che preferiscono far crescere altri territori rispetto al nostro. Si lascia immaginare che sia una scelta, si lascia immaginare gente che parte felice e sorridente verso la ricchezza. Ma non si parla di una generazione che raccoglie le poche cose che ha in una valigia, insieme a qualche pacco di pasta (per fronteggiare la nostalgia) insieme a tanti, tantissimi fallimenti e delusioni collezionati provando a restare in questo Paese. Non si parla di persone che piangono per ore prima e dopo aver salutato famiglia e cari in aeroporto. Non si parla di persone che partono facendo un vero e proprio salto nel vuoto, non sapendo come sarà il posto in cui si addormenteranno e sveglieranno, chi incontreranno, se saranno vittime di razzismo o se mai torneranno dove son cresciute. Non si parla di persone che non riescono a dormire e si svegliano sudate, nel cuore della notte, con il cuore a mille, perché non vogliono lasciare, non vogliono separarsi dalle persone che amano più al mondo e da tutto ciò che hanno costruito in una vita di sacrifici perché, sono costrette a farlo, perché senza stipendio non si vive. Non si parla di madri che, piangendo, provano a consolare i propri figli, provando, a voce spezzata, a dirgli che andrà tutto bene e staranno tutti bene senza neanche, tra l’altro, averne la certezza. Non si parla di nulla di tutto questo e molto altro e, così, ancora una volta, definendoci nel modo sbagliato, l’Italia ci tradisce, ci maltratta.
Fino a quando queste cose accadranno, non abbiamo speranza di poter vivere nella nostra Italia, non avremo un Paese pronto ad accoglierci, non avremo il rispetto dei principi tanto predicati nella Costituzione. Oggi onoriamo due grandi ragazzi. Credevano nei loro studi, nella promessa di un futuro, nella ricompensa che tutti i nostri studenti devono veder apparire nelle loro realtà, nel loro destino, nella loro vita. Grazie Gloria, Grazie Marco per il vostro sacrificio. Ancora una volta lo Stato italiano conta nelle sue vittime giovani che potevano dare al mondo tanto. E se non fosse stato il mondo, sarebbe stata la loro famiglia, i loro figli e il loro futuro. Siete stati trafitti da un raggio di sole, ma improvvisamente tutto è diventato notte. Per voi, per i vostri genitori, per tutti noi.
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