DI CHIARA FARIGU

La chiusura delle scuole coincide puntualmente con l’entrata in panico dei genitori: e adesso, che faranno i nostri bambini? Questa, una delle domande più frequenti e comuni di mamma e papà preoccupati che il loro pargolo, dopo 9 mesi di intense relazioni ora si annoierà. Ed eccoli indaffarati a pianificare ogni giornata di quella che dovrebbe essere per loro la libertà conquistata. Da ogni impegno: scolastico, di orario, di attività alternative soprattutto se organizzate. Come i campi estivi, le lezioni di nuoto o di calcio o pallavolo che i genitori affannosamente inseguono. Pur di tenere impegnato il loro figlio o figlia scongiurando loro di cadere nella noia. Già perché il nemico da tenere a bada è quella maledetta noia. A tutti e costi e soprattutto costi quel che costi. In termini economici, di frenetiche corse per arrivare in orario, file interminabili, soste prolungate con temperature infernali ai semafori, ai passaggi ai livello o in cerca di un parcheggio … tutto, insomma, pur di schivare quella maledetta terribile nemica. Pronti a tutto. Anche a vivere giornate al cardiopalma, più stressati di prima e sempre sotto pressione. Ma la noia NO! E chi non può permettersi questa vita frenetica chiede e pretende che le scuole rimangano aperte anche a luglio e ad agosto perché così i bambini possono continuare a intessere le relazioni sociali e loro a recarsi al lavoro senza patemi d’animo. Di stress, di costi e di sentimenti negativi quali la noia, appunto.
Ma siamo sicuri che brigare così affannosamente sia quanto di più giusto ci sia da fare? A sentire gli psicologi e gli esperti dell’universo infantile NO. Anzi sarebbe addirittura la mossa più sbagliata in assoluto. I ragazzi e soprattutto i bambini hanno bisogno del loro tempo libero e degli spazi per assecondare i loro desideri e dar vita ai loro pensieri. Caratteristiche , queste, in conflitto, con una vita pianificata, scodellata e servita da altri. Ma così potrebbero annoiarsi! Qual è il problema? Lasciamo che i bambini conoscano anche la noia. Che sfoglino svogliatamente il libro delle favole o delle vacanze, che ciondolino sonnecchiando tra la cucina e il divano o che passino da un gioco all’altro rovesciando ogni volta la cesta dei giochi. Saranno loro, dopo un primo periodo di naturale smarrimento, a trovare le alternative occupando il tempo come meglio gli aggrada. Facendo ricorso alla fantasia e alle competenze maturate potranno conoscere limiti e nuove possibilità che non sanno di possedere. Potranno potenziare i primi e dare libero sfogo ai secondi senza imposizioni o imbeccate dagli adulti. Insomma un modo per imparare da soli, mettendo in campo quel che si sa e si sa fare risolvendo in completa autonomia problemi e controversie inevitabili. E i genitori? Pronti ad intervenire ma dietro richiesta con suggerimenti utili all’occorrenza, ricordando che pianificare ogni ora ogni minuto della loro giornata non li renderà liberi. Ma sempre dipendenti e insicuri. Ed il ruolo principe di ogni genitore che si rispetti è dar loro la possibilità di spiccare quanto prima il volo. Perché demonizzare la noia dunque? Un sentimento che va conosciuto e provato: ci aiuta a comprendere chi siamo e che vogliamo fare nella vita.
Rilassiamoci, dunque, perché tutto il resto è … NOIA

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