DI LUCA SOLDI

 

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Il senso della manifestazione nazionale della Cgil contro i nuovi voucher e’ stato chiaro.
C’era la necessità di far comprendere che lo strumento dei voucher continua ad essere ancora oggi una soluzione imposta fuori dal diritto ad un problema concreto. A Roma Il sindacato guidato da Susanna Camusso e’ tornato in piazza con lo slogan “Rispetto! Per il lavoro, per la democrazia, per la Costituzione”. Perché la reintroduzione dei voucher è uno “schiaffo alla democrazia” che non può passare “inosservato”, sostiene il sindacato. Ed il dolore per questo “schiaffo” e’ stato di nuovo quanto più grave perché è arrivato da un governo o meglio dire da un sistema di governo che avrebbe dovuto avere in se lo spirito, la vicinanza al rispetto dei diritti dei lavoratori. E soprattutto verso l’anello più debole: le nuove generazioni.
Ed invece ecco un sindacato che continua a farsi portatore di una battaglia così determinata contro una norma che lede il diritto sancito dalla Costituzione.
Una battaglia che ha visto partecipare postina dire ad una manifestazione sindacale davvero, tanti giovani, le vere vittime di vecchi e nuovi voucher.
Il referendum mancato, la norma abrogata e poi reintrodotta camuffata, senza la minima sensibilità di farla condividere alle forze sociali, hanno dato il segnale di una misura colma. Ecco la necessità di rimarcare con una manifestazione che qualcuno ha giudicato azzardata, in un afoso sabato romano snodatasi in due cortei : uno da piazza della Repubblica, l’altro da piazzale Ostiense che sono confluite in piazza di Porta San Giovanni per l’intervento conclusivo, dal palco, del segretario generale Susanna Camusso. La Cgil ha rilanciato così l’appello “per il rispetto dell’articolo 75 della Costituzione” sul referendum popolare e, quindi, “per difendere la democrazia e il diritto dei cittadini a decidere, per contrastare la precarietà, per un lavoro dignitoso tutelato e con il pieno riconoscimento dei diritti”.
Il 28 maggio, ricordava la Cgil nel chiamare a raccolta il popolo della sinistra , “si sarebbe dovuto svolgere il referendum abrogativo sui voucher, che poi sono stati cancellati per far annullare i referendum e impedire agli italiani di esprimersi”. Adesso, dopo che giovedì “il Senato votando la fiducia ha dato il via libera definitivo alla manovrina, i voucher sono stati reintrodotti. Questo schiaffo alla democrazia non può passare inosservato”. La Cgil ha anche indicato come “necessario” sollevare una questione di illegittimità presso la Cassazione e la Corte costituzionale. Con l’ok alla manovra, arrivano il ‘Libretto famiglia’ e il ‘contratto di prestazione occasionale’ riservato alle microimprese fino a 5 dipendenti. Il tetto viene fissato a 5.000 euro per lavoratore e per datore di lavoro, con un ulteriore limite di 2.500 euro l’anno per le prestazioni rese ad un singolo datore. Ed in quella piazza Susanna Camusso, in una piazza piena ma non colma, ai tanti giovani presenti ha ribadito la contrarietà a quello che ha fatto il governo: «Lo diciamo con nettezza: la nostra battaglia non finisce qui. Continuiamo a raccogliere le firme sul nostro appello. È con tutto il rispetto e la misura dovuta, noi suggeriamo al Presidente della Repubblica che siamo di fronte ad una esplicita violazione della Costituzione». Così la leader della Cgil, Susanna Camusso, dal palco della manifestazione contro i nuovi voucher. «Ricorreremo alla Corte. Continueremo a vigilare per il rispetto delle regole», ha ribadito. In precedenza la leader della Cgil aveva detto: «Hanno avuto paura del confronto pubblico su un tema così importante come quello della precarietà. Con i voucher si reintroduce l’ennesima forma di precarietà raccontando che è un contratto mentre invece è una pure transazione economica che non prevede nessun diritto per i lavoratori».
«La precarietà è una delle motivazioni della continuazione della crisi e della scarsa qualità del nostro sistema produttivo», ha ricordato la Camusso che contro i nuovi voucher si è detta pronta a «fare le cose che dobbiamo fare, verificarne l’utilizzo, attaccare giuridicamente tutte le cose che si possono attaccare e chiederemo alla Corte costituzionale che cosa vuol dire violare l’articolo 75 della Costituzione».

 

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