DI GIOVANNI PAGLIA
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Da troppo tempo la sinistra è un popolo disperso, senza fissa dimora, alla ricerca perenne e sempre più affaticata di uno spazio in cui sentirsi a casa.
Talvolta ha creduto di potersi ritrovare, per poi riscoprirsi a spasso, senza alcuna ragione apparente. D’altra parte in politica succede che la frammentazione renda deboli e la debolezza scoraggiati, cosicché anno dopo anno si perde il senso del proprio stesso agire.
Il problema è che la scorata debolezza della sinistra non è priva di effetti, perché contribuisce a determinare l’arretramento delle condizioni di vita di milioni di persone, che si trovano prive dell’organizzazione politica che dovrebbe difenderle.
Parlo ovviamente dei lavoratori, dei marginalizzati, degli impoveriti e delle vittime del mercato.
Ci troviamo così a vivere in un paese impoverito e arrabbiato, dove può scorrazzare liberamente il virus della peggiore destra, perché non trova nessuno a contrastarlo.
Possiamo e vogliamo andare avanti così?
Non credo proprio.
Ritengo quindi sia molto importante essere in tante e tanti a raccogliere l’appello di Montanari e Falcone, presentandoci all’appuntamento di domenica al teatro Brancaccio.
Lo scopo minimo dell’incontro deve essere guardarci negli occhi e chiederci se vogliamo mettere da parte delusioni e scetticismo, disarmare le reciproche diffidenze e riprovarci, dopo anni di resa all’impegno disperso e al disimpegno.
Ci sarà chi da anni si confronta solo con lo specchio, chi crede di aver già trovato il proprio posto nel mondo, chi è affezionato alla cerchia degli amici, buona al massimo per commentare ciò che altri fanno.
A tutti loro, che siamo tutti noi, dovremo far capire che è possibile ricominciare a fare dei passi in avanti solo se lo faremo insieme, allo stesso ritmo e nella stessa direzione.
Questo è fondamentale, prima ancora di cominciare a parlare di contenuti e programmi, che sono già tutti squadernati davanti a noi.
Conserviamo tutti, anche chi non c’era, un ricordo sfocato di cosa abbia significato per l’Italia avere grandi soggetti politici della sinistra e stagioni di mobilitazione intensa. Riflettiamo meno su quanto ci abbiano strappato e con quale facilità, da quando ci siamo consegnati individualmente all’avversario.
È tempo di tornare a lottare, di tornare a contare, di tornare a vincere.
Come collettivo, perché da soli forse è più facile scegliere la strada, ma non porta da nessuna parte.
http://www.huffingtonpost.it/giovanni-paglia/18-giugno-ritrovarsi-popolo-per-tornare-a-vincere_a_22364621/
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