DI LARA CARDELLA
Stavo leggendo le notizie più importanti del “Corriere”, un titolo mi ha bloccata: l’ultima telefonata di una delle vittime del palazzo di Londra. Non mi è mai accaduto di commentare un titolo, ma quell’articolo non ho voluto leggerlo e non lo farò. Mi è bastato il titolo per chiedermi a che punto si sia arrivati, dove è il limite tra notizia e morbosità. C’è stata una tragedia, difficile anche da commentare, il particolare dell’ultima telefonata che cosa aggiunge a ciò che c’è da sapere? Chi ci ha detto che la vittima avrebbe voluto che divenisse pubblica? Dov’è la rilevanza di una comunicazione privata e ovviamente dolorosissima ? Non è una novità, era accaduto con le voci disperate delle vittime delle Torri gemelle, non ricordo qualcuno che se ne fosse lamentato, forse rappresentavano un documento di un fatto epocale. Ma ci stanno abituando alla mancanza di pudore, a spiare l’ultimo grido, una pratica che alimenta il gusto per il particolare macabro, senza chiedersi a che cosa serva e soprattutto se non si stia ledendo il diritto di una persona che non può opporsi. Io non ci sto. Rifiutarmi di leggere una conversazione privata è il mio modo per dire no alla spettacolarizzazione della sofferenza umana.
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