DI GIULIO CAVALLI
Sono le “real issues” di Corbyn ma in italiano li chiameremmo bisogni. I bisogni di un Paese che, nonostante l’indicibile sforzo della corazzata filogovernativa per ostentare un’Italia ridens, sta sempre peggio, è sempre più diseguale, continua a perdere occupazione, si sfilaccia nel welfare, si atrofizza nelle cure mancate, incespica ogni volta che deve organizzare un sistematico trasporto pubblico, non riesce a governare la finanza piuttosto che esserne governato, non è capace di recuperare chi è scivolato nell’indigenza, subisce la ferocia di chi non vede rispettati i suoi diritti, non può aspirare nel mondo ad altri ruoli che non siano da cameriere, instilla battaglie tra poveri per non disturbare i potenti, continua a chiedere “di chi sei” o “chi ti manda” piuttosto di “cosa sai fare”, insiste nel temere i diritti degli altri piuttosto che incaponirsi per il rispetto dei propri, ha trovato nell’indignazione una pericolosa pratica consolatoria, ha creato un conflitto tra genitorialità e lavoro come se non fosse affar suo, sta con i banchieri e non con i risparmiatori, preferisce i trivellatori ai custodi di un luogo, mercifica bellezza ma non educa alla bellezza, commemora i morti di mafia ma non studia le mafie, tratta con i grandi evasori ed è inflessibile con i piccoli, scrive dappertutto di energie rinnovabili ma non ha mai l’energia per rinnovarsi, perpetua una classe dirigente che non paga mai i suoi fallimenti, non riesce a pensare a un modello che non sia turbocapitalismo e sta con gli oppressori piuttosto che con gli oppressi.
La base per costruire invidiabili altezze (e voti) è fuori, per il Paese, ad arrancare pendolare tutte le mattine. La base sono quelli che al Brancaccio ieri ci sono andati per ascoltare e possibilmente essere capaci di sentire. La base sono quelli che non hanno mai incrociato un programma che gli assomigliasse, che abbia la forma di qualcosa che riesca a invertire la rotta dei processi della propria quotidianità.
Questo è il tema. Questi sono i temi.

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