DI PAOLO DI GIANNANTONIO

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Non ci sarebbe da scherzare perché la situazione è seria. Non piove da tre mesi e le coltivazioni soffrono. Il mio pozzo è praticamente asciutto e faccio fatica a tenere in vita persino il basilico. Terminato il raccolto delle albicocche, non ho avuto bisogno nemmeno di un cestino per radunare le poche (ma buonissime, giuro!) prugne, scodellate da un albero giovane ma stanco, più esausto dell’Italia dopo la “cura monti” o della Juve durante la finale di Champion’s. La mattina, al bar, le lamentele si sono trasformate in interminabile geremiadi. Come quelle che a Siena seguono le tristi vicende del Monte dei Paschi. E si teme, in prospettiva, per le olive e per l’uva. Che fare allora? Un amico, che da trent’anni vive in California, mi ha proposto di mettermi in contatto con un anziano stregone indiano, che ancora pratica l’antichissimo rito della danza della pioggia. Invitarlo in Italia e’ escluso: sarebbe una spesa troppo salata. Ma l'”uomo della medicina” ha un giovane nipote che a quanto pare può mettere su un collegamento Skype e organizzare il rito a distanza. Funziona lo stesso, assicurano. E costerebbe solo 300 dollari. Non ne sono molto convinto, ne devo parlare una di queste mattine al bar. Ma temo una risposta simile a quella che i netturbini romani hanno dallo alla sindaca qualche settimana fa.

 

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