DI ANNA LISA MINUTILLO
Dopo tre mesi viene ritrovata morta nella sua abitazione dell’alta provincia milanese, una donna di 47 anni.
Il decesso è avvenuto nella totale solitudine e grazie alle segnalazioni dei condomini (che non la vedevano da almeno tre mesi) fatte alla Polizia locale che è intervenuta.
Nella cassetta della posta della donna vi era accumulata molta corrispondenza, a causa delle bollette non pagate le erano state staccate le utenze, gli stessi parenti non hanno avuto in tutto questo lasso di tempo contatti con lei.
Per avere accesso all’abitazione che era chiusa dall’interno sono dovuti intervenire i vigili del fuoco che con l’aiuto di un’ autoscala sono riusciti ad accedervi.
Accompagnati da carabinieri e personale medico si sono trovati davanti ad una scena raccapricciante.
La donna giaceva in bagno ormai in stato di mummificazione ed al momento non sono ancora note le cause che hanno portato al decesso. L’autorità giudiziaria ritiene che la morte sia avvenuta per cause naturali.
L’arrivo della stagione estiva ci pone comunque davanti a situazioni di abbandono che riguardano principalmente gli anziani, che si ritrovano spesso da soli a vivere la loro città durante i mesi estivi.
Le cronache che riguardano gli anziani ci forniscono spaccati sempre più tristi e desolanti.
Risale a pochi giorni fa infatti il ritrovamento del corpo senza vita dell’anziano di 94 anni scomparso dalla sua abitazione a Ferrara. La salma è affiorata dalle acque del canale Boicelli ed è stata recuperata dai sommozzatori.
A dare l’allarme della scomparsa è stato il figlio che lunedì mattina è andato a trovare l’anziano padre che viveva da solo, non trovandolo in casa, ha provato a chiamarlo sul telefonino senza ottenere risposta.
Fino alla tragica scoperta che ha confermato i timori del figlio. Sull’argine del canale Boicelli sono stati rinvenuti i vestiti e le stampelle dell’anziano. Un ritrovamento che ha fatto cadere la pista del malore improvviso, aprendo la drammatica ipotesi del suicidio.
Un gesto estremo dettato con ogni probabilità dalla scomparsa della moglie, compagna di una vita intera, deceduta appena sei mesi fa.
In silenzio, se ne sono andati anche Giancarlo Cotza, 71 anni, e Giuseppe Fanni di 68.
Entrambi pensionati, entrambi con i figli nella Penisola: due uomini soli, chiusi in una stretta e quasi impenetrabile riservatezza. Sono stati ritrovati morti nelle proprie abitazioni in Sardegna lo scorso Dicembre.
Solo ieri invece Michele Perin, 85 anni e Cesarina Pescante, 84 di Padova sono stati trovati vicino al portoncino d’ingresso della loro abitazione. Non sono stati riscontrati segni di violenza.
Stando alle prime informazioni si tratterebbe di morte naturale, ma sono in corso accertamenti. Non è escluso che ci possa essere stata prima la morte di uno dei due, seguita poi da un malore dell’altro coniuge.
Il problema che riguarda la solitudine degli anziani viene evidenziato maggiormente durante i mesi estivi, quando i figli si recano in vacanza e molto spesso loro non accettano di seguire per la reticenza ad abbandonare le loro abitazioni.
Non amano perdere i loro riferimenti e spostarsi per loro anche se solo di poche centinaia di chilometri equivarrebbe a trovarsi spaesati ed a dover stravolgere le abitudini adottate da molti anni ormai.
Allo scopo di fare compagnia regalando occasioni di svago in molte città soprattutto in quelle più grandi come Roma, Firenze, Milano e Bologna, vengono offerte molteplici possibilità che vanno dalle passeggiate organizzate, ai giochi, alla musica, al teatro, senza dimenticarsi del ballo. Inoltre esistono anche servizi creati ad hoc per far sentire più sicuri gli anziani:
– servizi di teleassistenza, attivabili tramite apposito numero verde, per rispondere a situazioni di emergenza;
– i pony della solidarietà per rispondere a bisogni quali far compagnia o sbrigare piccole faccende;
– la collaborazione con i supermercati che si impegnano, gratuitamente, a portare la spesa a casa alle persone anziane.
Ci sono inoltre associazioni alle quali gli anziani possono rivolgersi per far garantire i propri diritti, ad esempio l’Ada oppure i 15 mila volontari del Filo d’argento, la linea telefonica che l’AUSER che si dedica ai cittadini meno giovani,
rispondendo tutti giorni alle loro chiamate
A Roma, come anche in altre città, troviamo centri anziani comunali, strutture residenziali, centri diurni per anziani fragili e non mancano servizi dedicati all’assistenza economica, relativa ai trasporti cittadini e al pronto intervento sociale del Comune.
I servizi sociali per gli anziani vengono erogati dai Comuni e sono destinati alle persone in età da pensione che non sono in grado di soddisfare in modo autonomo le esigenze basilari della vita quotidiana, ma non hanno né i soldi sufficienti né familiari in grado di aiutarle
Per conoscere quali servizi sono disponibili nella propria città, si deve visitare il sito web del Comune di residenza.
Basta poco per dare serenità a un anziano solo: una telefonata, una visita a casa, una passeggiata da fare insieme e tutto questo fa bene non solo a loro ma anche a chi ha ancora tanto da donare ma non ha ancora trovato dove incanalarlo.
Il volontariato che fa bene e che arriva dove molte altre situazioni non riescono ad arrivare.
La solitudine abbraccia con i suoi momenti di sconforto persone di età differenti , ma vediamo di capire in realtà cos’è la solitudine ed a guardarla con occhi differenti.
Non sempre si riesce ad avere il giusto modo di guardare agli eventi, di vivere la solitudine come una possibilità arricchente poiché essa deriva da situazioni differenti che negli ultimi anni hanno preso il sopravvento.
Basti pensare alle persone che si ritrovano “tagliate fuori” dal mondo lavorativo ad esempio, queste vedono diminuire il numero delle interazioni personali, possiedono tempo libero quando tutto il mondo lavora, non avendo reddito spesso non possono neanche permettersi lo stesso tenore di vita delle loro amicizie e questo li pone a vivere una condizione che li trova impreparati ma anche in qualche modo dimenticati da chi invece prima frequentavano in modo costante.
Questo fa porre molte domande, fa cambiare l’assetto tra conoscenze ed amicizie e rischia di isolare maggiormente poiché chi vive condizioni di questo tipo non sempre viene compreso.
Ecco perché la solitudine non riguarda più solo persone della terza età bensì tende a riguardare anche persone ancora giovani ed in grado di districarsi nel groviglio della vita.
L’abbandono e il timore di doversi confrontare con lo stesso , fanno si che la solitudine possa uccidere silenziosamente chi la sta vivendo.
Trarre da situazioni che appaiono negative il meglio cercando di conoscere meglio se stessi e di guardarsi dentro, di ascoltare i propri bisogni reali, di mettersi alla prova cimentandosi con interessi differenti che non devono necessariamente essere dispendiosi, oppure reagire all’apatia rendendosi utili per persone che vivono una situazione di bisogno come nel caso degli anziani ad esempio potrebbe rappresentare un buon punto di partenza per ristabilire l’equilibrio perso.
Comprendere la propria solitudine può aiutare a conoscere veramente se stessi , a capire che cosa ci aspettiamo dagli altri e dai nostri rapporti con loro, e può offrire una prospettiva nuova da cui guardare ciò che circonda.
Il sentimento di solitudine, comporta in genere disagio ed è uno dei fenomeni meno studiati e conosciuti dalla maggior parte della gente perché richiede una profonda analisi di sé che in questa società veloce sta diventando sempre più difficile. Solitamente si cerca di non fermarsi a riflettere, oppure si cerca di prevenire la solitudine distraendosi da essa. Si deve comprendere invece l’importanza per ognuno di riconoscere la propria ed esserne consapevole, perché negare questo sentimento interiore è negare sé stessi .
Sembra oggi apparentemente una malattia da cui tutti dobbiamo fuggire, forse perché sempre più sentiamo la condanna di doverla vivere e nello stesso tempo la speranza di poter ritrovare in essa momenti di intimità con noi stessi. È proprio questo il paradosso che la solitudine diventa condizione psicologica. Condizione che sottolinea una difficoltà tipica della nostra società a ricercare e a mantenere rapporti interpersonali profondi e significativi. Una incapacità delle persone a stabilire e a mantenere rapporti positivi con gli altri.
Lasciarsi naturalmente cambiare fa paura; abbandonare gli schemi, le situazioni, ci fa sentire squilibrati e soli. L’ansia per la solitudine deriva da una separazione da quello che uno è realmente e ciò che pretende di essere.
Non sempre si riesce ad avere il giusto modo di guardare agli eventi, di vivere la solitudine come una possibilità arricchente poiché essa deriva da situazioni differenti che negli ultimi anni hanno preso il sopravvento.
Il nostro è un paese di anziani e questo viene avvertito con crescente preoccupazione. Gli anziani con i loro bisogni impegnano risorse, costituiscono un onere economico, sociale e sanitario di difficile gestione. Questo sta producendo un vero e proprio conflitto generazionale che crea negli stessi anziani sentimenti di frustrazione ed emarginazione. Il modo stesso in cui è strutturata ed organizzata la nostra società contribuisce a farli sentire più soli, dato che chi non è parte del sistema produttivo perde il suo valore e la sua utilità. La persona non sentendosi più utile tende a crearsi sensi di colpa e a perdere l’interesse stesso per la vita. Le persone anziane rappresentano le nostre radici, hanno molto da insegnarci, sanno rendere attraverso i loro racconti le nostre giornate migliori arricchendole con sfumature che non immaginavamo potessero possedere.
Si diventa anziani perché il progresso aumenta la vita ma la società dice che gli anziani vivono troppo a lungo. Così quando si perde l’autonomia la soluzione più ovvia è quella di ricorrere agli istituti e alle case di cura, luoghi che certo favoriscono sentimenti di solitudine, abbattimento e depressione.
Una delle tante contraddizioni con cui ci ritroviamo a fare i conti , il vivere più a lungo ma anche l’avvertire l’allungamento della prospettiva di vita come qualcosa di troppo oneroso da gestire, dimenticando spesso che se siamo ciò che siamo lo dobbiamo anche e soprattutto ai nonni che ci hanno seguiti e ascoltati essendo fieri di noi e dei nostri obiettivi raggiunti.
La solitudine che spesso cela il male di vivere per le persone più giovani e la paura dell’abbandono per le persone anziane, qualcosa di subdolo che genera sconforto , ma anche qualcosa che insegna ad ascoltarsi ed a ritrovarsi.
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