DI GIANFRANCO MICALI

Premetto che il mio giudizio su Giuliano Pisapia è assolutamente superficiale. Non lo ho mai conosciuto personalmente, né ho vissuto a Milano mentre lui era sindaco.
So che è certamente un bravissimo avvocato e un imprenditore non esiterebbe a rivolgersi a lui in caso di qualche grana giudiziaria. Esito a credere però che un operaio o un disoccupato farebbero la stessa cosa. Ecco, già in questa dicotomia si pone la sua difficoltà a poter essere identificato come uno di sinistra.
Magari lui è generoso di natura, ma non riconoscibile immediatamente come Papa Francesco o Gino Strada.
L’aver votato Sì al referendum lo ha poi posto in una situazione impossibile per divenire un federatore tra Renzi e le forze che non approvano e non hanno approvato le scelte del ragazzo di Rignano.
Il vero mistero è perché lui continui a ritenersi un trait d’union, quando il 4 dicembre si era già manifestamente incluso in quel 40 per cento che Matteo ritiene suo.

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