DI ALBERTO TAROZZI
Terrore islamofobo a Londra con un camion che piomba sui pedoni fuori dalla moschea (1 morto e 8 feriti); l’Imam salva dal linciaggio il killer, che grida “voglio uccidere gli islamici”.
Ma si parla di terrorismo anche a Parigi, dove, sui Campi Elisi, un uomo ha sparato sui poliziotti uccidendone uno ed è stato abbattuto dalle forze dell’ordine.
Vicino agli occhi, vicino al cuore. In Europa i cuori palpitano per quanto avviene al suo interno. Ma oggi un altro evento bellico, forse più pericoloso, come lo può essere una bomba a orologeria, si è verificato in Siria.
Gli Usa hanno oltrepassato la linea delle operazioni a loro solitamente destinate e hanno abbattuto un aereo del governo siriano, teoricamente alleato nella lotta all’Isis.
Alleati in concorrenza tra loro: i siriani pare stessero attaccando a loro volta i kurdi siriani o addirittura i ribelli siriani, che nel nome della guerra all’Isis, ma anche d’accordo con gli Usa, stavano cercando di occupare posizioni che i siriani governativi ritenevano invece di loro competenza. Damasco sostiene invece che stavano attaccando direttamente truppe dell’Isis.
Scatta la reazione degli alleati russi di Assad. Mosca comunica che se gli Usa ci provano un’altra volta a oltrepassare la linea a loro destinata e intervengono a ovest dell’Eufrate, diventeranno un bersaglio delle truppe russe..
Da aggiungere che da tempo Mosca e Washington, parenti-serpenti pare non si tengano più reciprocamente al corrente delle rispettive azioni militari. Quanto meno Mosca oggi ha dichiarato di avere sospeso quel tipo di informazioni. Mentre pare invece che gli Usa intendano rafforzarsi in zona.
In palio la posta è grossa. Visto che la roccaforte dell’Isis a Raqqa sembra vacillare è scattata la corsa a chi arriva prima. I kurdi siriani vivono nella speranza che alleandosi con gli Usa questo varrà loro quel territorio. Possibile invece che i due “alleati” si massacrino tra loro prima di arrivare o comunque che i sonni dei terroristi possano rimanere tranquilli per un po’.
Pare inoltre che dietro all’attacco Usa ai governativi, filo sciiti, ci sia la volontà dei sauditi di fermare le truppe di Assad, la cui avanzata potrebbe portare al ricongiungimento con le truppe filoiraniane e al completamento di quel ‘’corridoio sciita’’ che i sunniti vedono come il fumo negli occhi e che viene tollerato solo dal Qatar (sunniti ma nemici dell’Arabia).
Un ginepraio quasi inestricabile, dove l’incidente diplomatico è dietro l’angolo e può preludere alla crisi militare. Che se dovesse concludersi con lo scontro diretto Mosca Washington porterebbe alla catastrofe universale e renderebbe il terrorismo di casa nostra, che tanto ci angoscia, poco più di una lite di pianerottolo. Col dovuto rispetto per la Ue e i suoi residui sogni di grandezza.
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