DI MARCO GIACOSA
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Giancarlo è qui dal 1961; Gaetano, il bocia assurto a socio, dal 1971. Piemontese nato al 114 di corso Regina uno, siciliano di Caltanissetta l’altro, sono – di rado espressione fu più pertinente – un’istituzione. Lo dicono anche loro, i sindaci: «Noi passiamo, voi restate». Nel 1961 c’era Peyron, poi Anselmetti e poi Jona. Nomi ricordàti come fossero calciatori, Grosso Guglielminetti Porcellana come Zoff Gentile Cabrini. Il bar è praticamente sotto il comune, in piazza Palazzo di Città 4, e una targa immaginaria dice: Qui passarono tutti, anche solo per un caffè.
Chiara (la chiamano così, con il nome di battesimo, omettendo Appendino) è molto alla mano, dicono, una donna simpatica, viene spesso con il marito.
Fassino un gran lavoratore. Gaetano ricorda quando salì con un toast e una spremuta alle 13, andò qualche ora dopo a riprendere le stoviglie e trovò il toast e la spremuta là dove li aveva lasciati. C’era stato un imprevisto e il sindaco non aveva avuto tempo di pranzare, o si era dimenticato. Così si alimenta la fama del gran lavoratore (e si rinnovano le battute sul suo corpo che non accumula grassi).
La formazione prosegue: Secreto, Picco, Novelli; Cardetti, Magnani Noya, Zanone. Spesso succede che esaurito il mandato i sindaci ritornino. «Castellani amava il nostro caffè», dice Giancarlo, e ancora oggi talvolta rende visita.
Come sono, da dietro il banco, questi personaggi che vediamo in televisione un po’ ingessati e un po’ nel ruolo? Giancarlo dice che dopo un po’ si sciolgono tutti. Il più sciolto – anche questo è noto – è Chiamparino: non fa in tempo a mollare la bici, dall’altra parte della strada, che subito si forma un capannello, una battuta e un saluto a tutti, anche, si sa, in piemontese.
Qui davanti è passata – di nuovo: letteralmente – la storia. La marcia dei 40mila, ad esempio. Sto parlando con chi ha visto, per dire, Fassino giovane consigliere comunale (la prima volta venne eletto a 26 anni) per queste parti con la madre, quando in via Garibaldi passavano le auto e in via Milano i mezzi pubblici marciavano a doppio senso. «Non ha idea di quante proteste, manifestazioni, incatenamenti». Chi ha un problema va dal sindaco. «Ecco, anche adesso». Allungo gli occhi, un ragazzo e una donna sono seduti sull’asfalto e impediscono al tram di passare, alcuni vigili tentano di convincerli a rialzarsi. La signora ha perso il lavoro e con esso, dice, la dignità. Sono sotto sfratto, hanno poche cose radunate in qualche borsa. Dal palazzo scende un emissario, parlamentano, dopo qualche minuto si spostano, il tram passa. Giancarlo scrolla le spalle, anche questa è andata.
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