DI VANNI CAPOCCIA
Quando si da vita a un movimento o partito, al primo incontro pubblico lo stato d’animo che dovrebbe prevalere è un misto di entusiasmo e gioia contaminatrici.
Un partito che nasce è orgoglioso dei valori sui quali si fonda e vuol farli conoscere a quante più persone possibili. Un partito che nasce non alza ponti levatoi ma li abbassa, i ponti li costruisce non li abbatte. Un partito che nasce ed è per lo ius soli, per l’accoglienza, per le culture che si contaminano parla a tutti e vuole che gli si parli. Un partito che nasce si qualifica agli altri non per i nemici che ha e addita, ma per le persone che convince intorno ai propri valori. Un partito che nasce è caldo e accogliente. Un partito che nasce ascolta.
Non ho partecipato o visto l’incontro organizzato a Roma da Anna Falcone e Tomaso Montanari. L’ho seguito dai resoconti di Tg, giornali on line e di carta, l’impressione avuta è che fossero presenti tante persone portatrici di palpabili risentimenti e rancori, per niente disposte ad ascoltare diversi da sé. Di donne ed uomini, rimosso il passato lontano e più prossimo, inconsapevolmente intenzionate a riprendere la strada identitaria percorsa con Ingroia. Se è così il destino del partito che nasce non potrà che essere ugualmente indecoroso, un breve pezzo di strada con in fondo il nulla.

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